Per anni, in molte aziende, la formazione sulla sicurezza è stata considerata poco più di un adempimento: un corso da frequentare, un attestato da ottenere e una pratica da mettere a posto.

Con il nuovo Accordo Stato-Regioni, entrato in vigore il 24 maggio 2025, la formazione assume un ruolo ancora più importante. Essere aggiornati e rispettare gli obblighi previsti dalla normativa è fondamentale, ma una formazione fatta bene può portare benefici che vanno ben oltre il semplice rispetto delle regole.

Può aiutare a prevenire gli infortuni, a ridurre gli errori e a rendere più consapevoli le persone che ogni giorno lavorano in azienda.

 Il nuovo Accordo cambia il modo di fare formazione

Il nuovo Accordo Stato-Regioni ha introdotto indicazioni più precise sulla formazione dei lavoratori, stabilendo durata dei corsi, contenuti, requisiti dei docenti e modalità di svolgimento.

Un cambiamento importante riguarda anche la verifica finale dell’apprendimento. La semplice partecipazione a un corso non è più sufficiente: è necessario verificare che il lavoratore abbia realmente acquisito le conoscenze previste.

La differenza, quindi, non sta soltanto nell’avere un attestato. Sta nella qualità della formazione e nella reale preparazione del lavoratore.

Prevenire gli infortuni significa anche ridurre i costi

Una persona formata sulla sicurezza non deve limitarsi a sapere quali comportamenti evitare. Deve essere in grado di riconoscere una situazione potenzialmente pericolosa prima che possa trasformarsi in un incidente.

Questo vale in qualsiasi ambiente di lavoro, dall’utilizzo delle attrezzature ai lavori in quota, fino alle attività che comportano rischi specifici come quello chimico o legato agli spazi confinati.

Una formazione adeguata può contribuire a ridurre non solo gli infortuni, ma anche i cosiddetti quasi infortuni, gli errori nell’utilizzo dei macchinari, i danni alle attrezzature e le interruzioni dell’attività lavorativa.

Un incidente, infatti, non comporta soltanto un problema per il lavoratore coinvolto. Per l’azienda possono esserci conseguenze organizzative ed economiche, dalla sostituzione del personale alla gestione delle pratiche, fino ai rallentamenti della produzione.

Per questo motivo la formazione dovrebbe essere considerata un investimento e non semplicemente una voce di costo.

La sicurezza riguarda tutti

La sicurezza sul lavoro non può essere responsabilità esclusiva dell’RSPP o di chi si occupa della gestione della sicurezza in azienda.

Per funzionare davvero deve diventare parte del lavoro quotidiano.

Un preposto deve sapere come affrontare correttamente le situazioni che si presentano durante il turno. Un lavoratore deve sapere perché un determinato DPI è necessario e come utilizzarlo. Tutti devono sapere come comportarsi quando individuano un rischio.

Sono proprio questi comportamenti quotidiani a fare la differenza.

Quando le persone si sentono coinvolte e comprendono l’importanza delle procedure, diventa più naturale segnalare un pericolo, chiedere chiarimenti o fermarsi davanti a una situazione che non sembra sicura.

Una buona formazione può diventare un valore per l’azienda

La formazione è importante anche nei rapporti con clienti e committenti.

Sempre più spesso, soprattutto nelle gare d’appalto e nei rapporti con aziende strutturate, viene richiesta una documentazione precisa relativa alla formazione dei lavoratori, agli attestati e alla tracciabilità dei corsi effettuati.

Presentarsi con una formazione aggiornata, svolta secondo quanto previsto dalla normativa e supportata da docenti qualificati, significa dimostrare di avere un’organizzazione attenta e responsabile.

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: le persone tendono a sentirsi maggiormente tutelate quando lavorano in un’azienda che prende sul serio la sicurezza.

E un ambiente di lavoro più attento può contribuire anche a migliorare la qualità del lavoro e la permanenza dei dipendenti in azienda.

Essere aggiornati aiuta anche a evitare problemi durante i controlli

Rispettare gli obblighi formativi significa arrivare preparati anche in caso di controllo.

Non è sufficiente conservare un attestato. Occorre verificare che la formazione sia valida, che abbia la durata prevista, che i contenuti siano conformi e che il docente possieda i requisiti richiesti.

Una formazione non correttamente organizzata può quindi trasformarsi in un problema per l’azienda.

Per questo è importante non aspettare l’ultimo momento e controllare periodicamente la situazione formativa dei propri lavoratori, provvedendo agli aggiornamenti necessari.

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DPI di Terza Categoria: Formazione e Addestramento Specifico, cosa prevede la normativa

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, i Dispositivi di Protezione Individuale di terza categoria rappresentano l’ultima barriera tra il lavoratore e un rischio che può compromettere la vita stessa. Non sono semplici dotazioni, ma attrezzature complesse che, se usate male, diventano inutili o addirittura pericolose.

Per questo la legge non si limita a dire di fornirli: impone di formare e addestrare chi li deve usare.

Cosa sono i DPI di III categoria

Rientrano in questa categoria tutti i dispositivi che proteggono da rischi di morte o lesioni gravi e di carattere permanente. L’elenco è definito dal Regolamento UE 2016/425 e ripreso dal D.Lgs. 81/08.

I più comuni in cantiere e in industria sono:

  • dispositivi anticaduta: imbracature, cordini, assorbitori di energia, dispositivi retrattili, linee vita
  • autorespiratori e maschere per la protezione delle vie respiratorie
  • dispositivi di protezione contro il rischio chimico, elettrico, termico ad alta temperatura
  • otoprotettori e dispositivi per ambienti con temperature estreme

La caratteristica che li accomuna è una: l’operatore non può accorgersi in tempo dell’inefficacia del dispositivo. Se un guanto di prima categoria si rompe lo vedi, se un’imbracatura è indossata male te ne accorgi solo quando cadi.

L’obbligo di formazione e addestramento: cosa dice la legge

L’art. 77 del D.Lgs. 81/08 è molto chiaro. Il datore di lavoro deve assicurare una formazione adeguata e, nei casi previsti, uno specifico addestramento per i DPI di terza categoria e per i dispositivi di protezione dell’udito.

La differenza tra i due termini è sostanziale e spesso viene sottovalutata:

  • La formazione è la parte teorica. Spiega quando va usato il DPI, quali rischi protegge, quali sono i limiti d’uso e la normativa di riferimento.
  • L’addestramento è la parte pratica. È l’esercitazione sul campo, con il DPI in mano, fatta per rendere il gesto corretto un automatismo. Per i DPI di III categoria l’addestramento non è facoltativo, è obbligatorio e va documentato.

Senza attestato di avvenuto addestramento, il lavoratore non può essere adibito a lavorazioni che richiedono quel DPI.

Durata, validità e aggiornamento

La legge non stabilisce una durata univoca nazionale per tutti i DPI di III categoria, ma le buone prassi e gli accordi Stato-Regioni indicano uno standard di 8 ore per il primo corso sui lavori in quota con DPI anticaduta.

L’aggiornamento è obbligatorio con cadenza almeno quinquennale, ma molte aziende serie lo programmano ogni 2-3 anni, soprattutto quando cambiano le attrezzature o le procedure di lavoro. L’addestramento va comunque ripetuto ogni volta che viene fornito un nuovo modello di DPI.

Tutta la documentazione – attestati, registri di consegna DPI, verbali di addestramento – deve essere conservata in azienda ed esibita in caso di ispezione.

Cosa rischia chi non lo fa

La mancata formazione e addestramento è sanzionata penalmente. Per il datore di lavoro è previsto l’arresto da 2 a 4 mesi o l’ammenda da 1.600 a 6.000 euro. Ma al di là della sanzione, in caso di infortunio la responsabilità diventa gravissima: fornire un’imbracatura senza aver insegnato ad usarla equivale a non averla fornita.

In conclusione, scegliere un DPI di terza categoria certificato è solo il primo passo. Il secondo, quello che fa davvero la differenza tra un lavoro in sicurezza e un rischio mortale, è investire in un addestramento serio, pratico e tracciato.

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