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Fit Test per maschere e respiratori: perché è importante e quando serve

Quando si parla di protezione delle vie respiratorie, scegliere una buona maschera non basta. Un respiratore è realmente efficace solo se aderisce perfettamente al volto di chi lo indossa. Anche una piccola infiltrazione d’aria può ridurre in modo significativo il livello di protezione.

Per questo motivo esiste il Fit Test, una prova che permette di verificare che il dispositivo sia adatto alla conformazione del viso del lavoratore e che garantisca la tenuta prevista dal produttore.

Che cos’è il Fit Test

Il Fit Test è una procedura utilizzata per verificare l’efficacia della tenuta di respiratori filtranti, semimaschere e maschere pieno facciale.

La verifica può essere eseguita con due differenti metodologie.

  • Il test qualitativo utilizza una sostanza dal sapore dolce o amaro. Se il lavoratore riesce a percepirla durante la prova significa che il respiratore non garantisce una chiusura adeguata.
  • Il test quantitativo, invece, viene effettuato con una strumentazione dedicata, come il PortaCount, che confronta la concentrazione di particelle all’interno e all’esterno della maschera, restituendo un valore oggettivo della tenuta.

Il primo metodo è indicato soprattutto per respiratori FFP2, FFP3 e semimaschere filtranti; il secondo rappresenta la soluzione più precisa ed è richiesto per le maschere pieno facciale e nelle situazioni in cui è necessario disporre di una misurazione documentabile.

Quando è necessario effettuarlo

La normativa italiana non impone il Fit Test in ogni situazione, ma in molti casi diventa di fatto indispensabile.

È opportuno prevederlo quando la valutazione dei rischi richiede l’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, ad esempio durante lavorazioni con silice cristallina, amianto, polveri di legno duro, sostanze chimiche pericolose o altri agenti nocivi.

Anche diversi produttori di DPI raccomandano l’esecuzione periodica del test per garantire che il respiratore venga utilizzato nelle condizioni previste dal progetto.

Nei lavori in ambienti confinati, durante interventi di bonifica o nelle aziende certificate secondo sistemi di gestione della salute e sicurezza, la verifica della corretta tenuta rappresenta ormai una prassi consolidata.

Il riferimento principale resta il D.Lgs. 81/08, che impone al datore di lavoro di fornire dispositivi adeguati ai rischi presenti e di assicurarne il corretto utilizzo attraverso informazione, formazione e addestramento. Anche la norma UNI EN 529 fornisce indicazioni specifiche sulla scelta e sull’impiego dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie.

Gli errori più frequenti

Uno degli errori più comuni è pensare che il Fit Test sia sufficiente una sola volta. In realtà è consigliabile ripeterlo periodicamente e ogni volta che intervengono cambiamenti significativi, come variazioni di peso, interventi chirurgici o modifiche della conformazione del volto.

Anche utilizzare lo stesso modello di maschera per tutti i lavoratori può rivelarsi una scelta poco efficace. Ogni persona ha caratteristiche differenti e il respiratore più adatto può cambiare da individuo a individuo.

Infine, il Fit Test non sostituisce la formazione. Sapere come indossare correttamente il respiratore, eseguire il controllo di tenuta prima dell’utilizzo e conservarlo nel modo corretto è fondamentale quanto scegliere il modello giusto.

Perché affidarsi a ICON Snc

ICON Snc opera nel settore della sicurezza sul lavoro.

Verificare che un respiratore protegga realmente chi lo utilizza significa investire nella sicurezza dei lavoratori e nella corretta gestione della prevenzione.

Se desideri organizzare una giornata di Fit Test presso la tua azienda o ricevere maggiori informazioni sul servizio, il team di ICON Snc è a disposizione per individuare la soluzione più adatta alle tue esigenze.

L’ attività di validazione (prova di adattabilità o Fit Test) per tutti i respiratori a tenuta sul volto, indipendentemente dall’attività svolta.

Nel 2018 è stata pubblicata la norma italiana UNI 11719, che riguarda la selezione, l’uso e la manutenzione dei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) delle vie respiratorie.

La norma UNI 11719 descrive un approccio sistematico della gestione DPI per le vie respiratorie: la scelta, l’addestramento, la formazione all’uso e infine la manutenzione.

Secondo tale norma, una volta scelto il corretto l’APVR, è necessario effettuare una prova di adattamento del facciale aderente (Fit Test) su ogni portatore.

Legge 215 del 17 dicembre 2021

A partire dal 21 Dicembre 2021, per i respiratori (APVR), ovvero i DPI per la protezione delle vie respiratorie, si deve fare riferimento alla norma UNI 11719:2018 che prevede nuovi criteri di scelta, uso e manutenzione e che introduce l’attività di validazione – prova di adattabilità o Fit Test – per tutti i respiratori a tenuta sul volto, indipendentemente dall’attività svolta.

Per la legge bisogna applicare la norma UNI 11719:2018.

Il Fit test è l’unico strumento in grado di dimostrare se il DPI (Dispositivo di Protezione Individuale) fornito dal Datore di lavoro ha una tenuta corretta sul viso del lavoratore. Consente, inoltre, di valutare l’addestramento all’uso corretto dei DPI.

Quest ultimo è un obbligo del Datore di lavoro, come indicato dall’art. 77, comma 5, D. Lgs.81/08. Il DPI deve essere adeguato, corretto per il rischio presente e idoneo a fornire un’adeguata protezione al lavoratore che lo indossa.

É importante tener conto di alcuni fattori specifici legati al lavoratore, come per esempio:

  • Idoneità fisica
  • Caratteristiche del viso
  • Occhiali
  • Lenti a contatto
  • Accessori NON DPI
  • Interazione con altri DPI

Quali fattori possono compromettere la tenuta dell’APVR sul viso del singolo lavoratore?

Sono molti i fattori che possono compromettere la tenuta dell’APVR

  • variabili individuali, come la forma e la dimensione del viso
  • variabili comportamentali come la barba, i baffi, gli occhiali, piercing e cicatrici
  • variabili tecniche, come la necessità di indossare allo stesso tempo più DPI, quali occhiali di sicurezza, cuffie, caschi. o
  • molto semplicemente il modo di indossare il dispositivo.

La non aderenza di un APVR al viso di chi lo indossa può compromettere notevolmente la protezione, consentendo il passaggio dei contaminanti presenti nell’aria ambiente.

Il fit test è, quindi, una procedura che consente di verificare la tenuta del dispositivo APVR sul viso del singolo lavoratore considerando tutte le possibili variabili individuali (forma e dimensione del viso, presenza di barba o baffi, piercing, occhiali, cicatrici, modo di indossare e tenere il dispositivo, etc).

Il Fit Test può essere svolto con due modalità: fit test qualitativo, fit test quantitativo.

FIT TEST QUALITATIVO

Un Fit Test qualitativo (QLFT) può essere utilizzato solo per facciali filtranti e semimaschere (con filtri antiparticolato o combinati).

IL QLFT è un test con risultato Riuscito/Non riuscito che fa affidamento sui sensi dell’utente per provare agenti di test approvati. Quelli predominanti sono

  • Saccarina (sapore dolce): può testare respiratori con filtro antiparticolato di qualsiasi cla
  • Bitrex® (sapore amaro); può testare anche respiratori con filtro antiparticolato di qualsiasi classe.

Ciascun metodo QLFT si serve di sette esercizi, eseguiti per 1 minuto ciascuno:

  • Respirazione normale
  • Respirazione profonda.
  • Spostamento della testa da un lato all’altro
  • Alzare e abbassare la testa.
  • Piegamento sulla vita.
  • Leggere/parlare a voce alta.
  • Respirazione normale ancora una volta.

FIT TEST QUANTITATIVO

Un Fit Test quantitativo (QNFT) può essere utilizzato per qualsiasi respiratore aderente. Prevede l’utilizzo di uno strumento per misurare le perdite intorno al volto e produce un risultato numerico chiamato Fit Factor.

Esistono tre protocolli di test QNFT comunemente accettati:

  • L’aerosol generato utilizza un aerosol non pericoloso, come il sale comune (NACI) generato una camera di test.
  • Il contatore dei nuclei di condensazione (CNC) utilizza l’aerosol ambientale e non richiede una camera di test.
  • La pressione negativa controllata (CNP) utilizza un test che crea un vuoto bloccando temporaneamente l’aria. (Esiste anche un quarto metodo, che è una versione abbreviata di questo.)

Per i respiratori a semimaschera è richiesto un Fit Factor pari almeno a 100, mentre per un respiratore facciale completo a pressione negativa occorre un Fit Factor di almeno 500 (Stati Uniti) o 2.000 (Regno Unito).

In sintesi, il Fit Test è assolutamente importante per la reale tutela del lavoratore!

ICON SNC è il partner perfetto per effettuare presso la tua azienda la prova di adattabilità obbligatoria (Fit Test) per tutti i dispositivi a tenuta sul volto, eseguiti con differenti metodologie in funzione della Tipologia.

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Leggi qui la Sintesi INAIL: Conoscere il rischio_Agenti chimici_Sintesi norma UNI 11719_rev11_03_2021