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Poiché i DPI sono impiegati per la protezione della singola persona nelle aree di lavoro si rivela fondamentale mantenere sotto controllo il loro grado di sicurezza.

Le revisioni e le ispezioni vengono effettuate su differenti tipologie di dispositivi di protezione individuale sia metallici che tessili tra cui connettori, imbracature, caschi, corde, dispositivi retrattili, dispositivi di soccorso e recupero.

La normativa vigente (D. Lgs. 81/08, D.Lgs 475/92 e norma UNI EN 365:2005) impone una revisione dei DPI di terza categoria da eseguire ogni 12 mesi (salvo diverse indicazioni del costruttore). Tale revisione, secondo la normativa EN 365, può essere eseguita solamente da “persone competenti” o “formate dal costruttore”.

Hai bisogno di revisionare e ispezionare i tuoi DPI? Contattaci!

La persona competente esegue l’ispezione e la revisione di un DPI di terza categoria seguendo una procedura standard con diverse fasi.

1.Preparazione

La persona responsabile dell’ispezione a seconda dei DPI da revisionare, attraverso il libretto di uso e manutenzione, verifica la regolarità delle ispezioni effettuate in precedenza.

2.Identificazione

In questa fase la persona competente verifica che il DPI consegnato sia identificabile attraverso le informazioni riportate su di esso:

Nome del costruttore

Data di fabbricazione

Codice del prodotto e sua identificazione

Norma EN di riferimento

Marchio CE con numerazione dell’ente certificatore

Ispezione

Dopo l’identificazione viene effettuata l’ispezione e la revisione del prodotto attraverso una verifica visiva, tattile e funzionale.

3.Esito

L’ispezione si conclude mediante l’esito stabilito dalla persona competente che definisce il DPI “idoneo all’uso” o “fuori servizio” o in alcuni casi “riparabile”.

I nostri servizi si adattano alle tue esigenze!

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Tel 071/7108525

Marco: cell. 366.9522250
Emanuele: cell. 339.5842390

Fax 071/7202804
E-mail: info@iconsnc.it

La formazione è un requisito fondamentale per lavorare in piena sicurezza negli spazi confinati. I lavoratori devono essere consapevoli di tutti i rischi e pericoli e preparati per agire nel modo corretto a ogni evenienza.

Il decreto legislativo 81/2008 definisce gli spazi confinati come un qualsiasi ambiente lavorativo limitato a cui è possibile accedere, in cui è presente un pericolo di morte molto elevato a causa della possibile presenza di:

-Sostanze nocive e/o gas tossici

-Situazioni potenzialmente pericolose come mancanza di ossigeno, esplosioni o incendi.

Il decreto legislativo 81/2008 prevede obbligatoriamente l’informazione, la formazione e la preparazione per tutti i lavoratori che operano in spazi confinati. La formazione per spazi confinati è estesa a tutto il personale, compreso il datore di lavoro, se questi vengono impiegati per attività lavorative, anche sporadiche, in spazi confinati o con sospetto inquinamento.

La normativa prevede inoltre che la formazione deve rispettare una durata ben precisa e prevedere la corretta frequenza di aggiornamento nonché una corretta validazione dei corsi. La formazione infatti dovrà essere comprovata da test teorici e pratici per verificare il corretto apprendimento dei concetti.

Lavori in un ambiente confinato? Allora hai bisogno del nostro corso di formazione!

La formazione relativa agli spazi confinati è dedicata a tutti quei professionisti che sono inclusi in attività lavorative e/o di supervisione in spazi confinati o con sospetto inquinamento.

Le figure professionali che più comunemente partecipano ad un corso di formazione in spazi confinati operano in:

Tubazioni;

Serbatoi;

Cisterne aperte;

Silos;

Scavi a sezione ristretta.

Reti fognarie;

Camere di combustione all’interno di forni;

Locali tecnici di piscine;

Sistemi di drenaggio chiusi;

Ambienti con scarsa o assente ventilazione;

Vasche.

Scopri subito maggiori dettagli sul nostro corso spazi confinati.

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Il sistema linee vita comprende dispositivi di tipo A, di tipo B, di tipo C, di tipo D e infine di tipo E.

Con il termine linee vita, nel linguaggio comune, si intende sistemi anticaduta posti su coperture atte a migliorare la sicurezza degli operatori che svolgono lavori in quota.

La parola “Linea” fa riferimento alla tipologia di dispositivo di ancoraggio ovvero un cavo flessibile disposto orizzontalmente, mentre col termine “Vita” il riferimento è volto alla finalità di questi prodotti ovvero di salvare la vita delle persone che ne fanno uso.

Le Linee Vita sono necessarie quando un lavoro viene svolto ad un’altezza superiore ai 2 metri da un piano di calpestio stabile.

Come nascono le Linee vita?

La progettazione delle linee vita è generalmente soggetta alla norma tecnica EN 795:2012 che descrive 5 tipologie di sistemi anticaduta in base alle sue caratteristiche:

-Tipo A: Punti di ancoraggio singoli;

-Tipo B: Dispositivo di ancoraggio removibile;

-Tipo C: Dispositivo di ancoraggio a linea flessibile;

-Tipo D: Dispositivo di ancoraggio a linea rigida;

-Tipo E: Dispositivo di ancoraggio zavorrato.

Linea Vita: Dispositivo di ancoraggio di Tipo C

La tipologia più comune di Linea Vita è il Tipo C, ovvero il Dispositivo di ancoraggio a linea flessibile. Si tratta della vera e propria linea vita costituita da due o più supporti e da una fune flessibile, generalmente in acciaio, a cui l’operatore può agganciarsi mediante i suoi DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) in dotazione.

Questa soluzione comporta una maggiore ergonomia rispetto ai punti singoli in quanto l’operatore può compiere lunghe distanze senza mai doversi staccare dal dispositivo.

Come funziona una Linea vita?

La Linea Vita è il dispositivo di ancoraggio per tetti maggiormente impiegato nella progettazione di messa in sicurezza di una copertura in quanto consente un’ampia libertà di azione e di movimento. L’operatore agganciato ad una linea vita, attraverso un opportuno dispositivo di collegamento, è protetto da una eventuale accidentale caduta in quanto la linea flessibile raggiunta la sua massima deformazione esercita un’azione di richiamo che tende a smorzare gli effetti dell’evento.

La presenza di un elemento di assorbimento dell’energia impulsiva, che si genera in occasione di una caduta, è di fondamentale importanza, in quanto permette di attenuare lo sforzo risultante che arriva ai supporti di estremità, limitandolo a valori compatibili con l’esecuzione di un normale fissaggio strutturale.

L’installazione della Linea Vita

L‘installazione della Linea vita, deve essere eseguita in maniera assolutamente corretta, seguendo le indicazioni del fabbricante, collaudando il sistema secondo indicazione del costruttore, testandone l’efficienza e la corretta posa.

È quindi indispensabile affidare la progettazione e l’installazione di una Linea vita soltanto a personale qualificato ed esperto.

Per maggiori info: https://www.iconsnc.it/

DPI Protezione Vie Respiratorie: Caschi, Maschere e Respiratori fanno parte dei Dispositivi di Protezione Individuale utilizzati per proteggere la respirazione da polveri, nebbie, fumi, gas e vapori.

Il D.Lgs. 81/08 definisce i DPI come “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.

Secondo l’allegato VIII del D.Lgs. n. 81/08, sono classificati in base alla parte del corpo che proteggono: DPI per la testa; DPI per l’udito; DPI per occhi e viso; DPI per le vie respiratorie; DPI per mani e braccia; DPI per piedi e gambe; DPI per la pelle; DPI per tronco e addome; DPI per l’intero corpo; indumenti di protezione;

I dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie sono strumenti studiati e certificati per ridurre al minimo i rischi dei lavoratori che, durante lo svolgimento delle loro attività, possano subire danni alle vie respiratorie.

Le polveri, le nebbie, i fumi, i vapori e i gas, sono i principali nemici delle vie respiratorie che oltre ad essere in alcuni casi letali, sono insidiosi in quanto la maggior parte delle volte essi sono invisibili.

Questi DPI respiratori sono molto importanti sia per proteggersi da inalazione di sostanze che possono comportare conseguenze immediate (intossicazioni, shock, perdite di coscienza, ecc.) sia da rischi che possono presentarsi più avanti nel tempo (es. malattie o tumori).

Tipologie dei DPI per le vie respiratorie

I DPI per le vie respiratorie si suddividono in due grandi categorie: i respiratori a filtro e quelli isolanti.

I respiratori a filtro, filtrano l’aria, ma non proteggono contro l’insufficienza di ossigeno. E sono:

-semimaschere filtranti, mascherine monouso, indicate per la protezione da inquinanti particellari;

-semimaschere dispositivi riutilizzabili che coprono naso, bocca e mento e sono dotati di valvola di espirazione. Sono normalmente dotati di uno o più filtri sostituibili.

-maschere pienofacciali sono dispositivi che coprono tutto il viso. Sono dotate di una valvola di espirazione e forniscono una tenuta migliore rispetto alle semi-maschere. Proteggono sia le vie respiratorie che gli occhi e il viso.

-Su maschere e semimaschere vengono inseriti filtri che possono essere antigas, antipolvere o combinati.

I respiratori isolanti, invece, proteggono sia dalla presenza di inquinanti che dall’insufficienza di ossigeno. Qualche esempio:

-respiratori isolanti autonomi: si dividono in respiratori a circuito aperto (ad erogazione a domanda a pressione positiva o negativa) o a circuito chiuso (a ossigeno compresso o a ossigeno chimico);

-respiratori isolanti non autonomi: si dividono in respiratori con presa d’aria esterna (non assistiti, assistiti manualmente o assistiti con motore) o ad adduzione d’aria compressa (a flusso continuo, ad erogazione a domanda con pressione positiva o negativa).

Questi dispositivi vengono usati in ambienti con ossigeno carente (inferiore al 17%), con concentrazione elevata di inquinanti o in ambienti confinati, dove non si conosce la natura e pericolosità degli inquinanti.

ICON SNC gestisce un efficiente centro di manutenzione e revisione DPI, funi e apparecchi per la protezione delle vie respiratorie.

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Gli spazi confinati: come gestire il lavoro e le emergenze?

In questi ultimi anni il tema della pericolosità dei cosiddetti “spazi confinati” è salito alla ribalta delle cronache: Ciò a causa di gravi infortuni mortali ripetutesi con dinamiche spesso molto simili tra loro che hanno messo in evidenza diverse criticità.

La pericolosità di uno spazio confinato consiste:

-aperture d’ingresso e uscita limitate,

-abbastanza grande da entrarci, almeno parzialmente (ad es. per attività di manutenzione, pulizia o altro),

-non progettato per una presenza umana continua,

-con un’inadeguata ventilazione naturale,

-contenente una potenziale atmosfera tossica e/o pericolosa.

Il D.P.R. 177/2011 stabilisce una serie di linee generali sviluppate nell’ottica di contrastare l’alto tasso di infortuni in questi contesti. Il decreto prevede che l’azienda che opera in tali ambienti, formi il personale (compreso il datore di lavoro se opera direttamente nell’attività) con un vero e proprio corso spazi confinati.

In particolare, è fondamentale aver effettuato attività di informazione e formazione a tutto il personale mirato alla conoscenza dei fattori di rischio propri di tali attività. Oltre a ciò è necessario effettuare addestramento per le attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Partendo appunto dalla analisi di procedure di sicurezza coerenti con quanto disposto dal D.Lgs 81/2008.

Un altro aspetto fondamentale delle attività svolte in ambienti sospetti di inquinamento o spazi confinati è dato dall’insieme delle misure di primo soccorso da adottare per far fronte alle possibili emergenze che dovessero verificarsi in corso d’opera.

La normativa vigente (artt. 66 e 121, allegato IV punto 3.2.3 del D.Lgs. 81/08), prevede la presenza delle seguenti quattro misure che costituiscono i fondamentali per una gestione del soccorso:

  • presenza di personale che stazioni all’esterno dello spazio confinato (da considerarsi come i primi soccorritori):
  • vigilanza continua da parte del personale posizionato all’esterno su ciò che accade all’interno dello spazio confinato;
  • presenza di un sistema di recupero dei lavoratori. La scelta del sistema di recupero e del numero di soccorritori da posizionare all’esterno dello spazio confinato non potrà prescindere dal numero di lavoratori entrati nello spazio confinato e dalle caratteristiche dello spazio confinato.
  • presenza di aperture idonee all’uscita: è un parametro che condiziona in modo determinante la buona riuscita dell’operazione di soccorso e potrebbe essere un limite strutturale invalicabile.

Insicurezza o In sicurezza?

Lavorare in sicurezza si può, anche negli ambienti confinati! Contatta Icon snc: Team professionale e specializzato. https://www.iconsnc.it/portfolio-articoli/spazi-confinati/

L’industria e l’edilizia richiedono sempre più operatori su fune, un lavoro altamente specializzato che richiede professionalità e tecnica.

L’operatore su fune è un professionista che opera nel settore dei lavori in quota utilizzando come sistema di protezione diversi strumenti anticaduta, fra i quali la fune.

Gli ambiti lavorativi di un operatore su fune riguardano quasi tutti i settori produttivi.

Chi può fare lavori su funi?

Per i lavori in quota su fune è fondamentale non avere problemi con l’altezza da terra, e quindi con il vuoto. Che il vuoto possa procurare timore è assolutamente normale, ma sono sensazioni che dovrebbero sparire mano a mano che il vuoto diventa in qualche modo più familiare. Se questo non avviene significa che il vuoto ci procura un senso di ansia e paura di cui molto probabilmente ci liberemo con maggior difficoltà, o addirittura mai.

Per poter pensare di diventare un operatore su fune è quindi necessario sapere di sé stessi che il vuoto non ci ha mai procurato particolari problemi, o eventualmente bisogna sperimentare se in effetti sarà così.

Come si diventa operatori su fune?

Il lavoro su fune ha delle regole che non si basano né sul risparmio del tempo né sulle scorciatoie sulla sicurezza. Al contrario, è un lavoro difficile e molto professionale che, contrariamente a quello che si pensa, si fa anche in Italia da molti anni, con molte aziende e centri di formazione specializzati nei lavori più difficili.

Per diventare operatore su fune è necessario frequentare un Corso da Operatore per l’esecuzione di lavori temporanei in quota con l´impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi su siti Artificiali e Naturali (MODULO A).

La nostra esperienza pluriennale ci permette di formare e preparare:

– operatore – tecnici – imprese del settore sul corretto utilizzo dei sistemi anticaduta, garantendo una formazione professionale su:

lavori su fune Modulo A e Modulo B alberi

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