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Il luogo di lavoro deve essere dotato di strumenti necessari a garantire un certo grado di protezione contro la possibilità del verificarsi di incidenti.

La salute e sicurezza sul lavoro è, innanzitutto, un diritto del lavoratore. É anche un interesse per l’impresa che, nel garantire un ambiente più sicuro, non incorre in sanzioni ed aumenta la produttività.

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Ma cosa si intende per sicurezza sul lavoro?

La sicurezza sul lavoro consiste nell’insieme di azioni interne ed esterne all’organizzazione finalizzate a garantire l’incolumità del personale.

Si verifica quando il luogo di lavoro è dotato degli accorgimenti, degli strumenti e dell’attività di prevenzione che forniscono un ragionevole grado di protezione contro la possibilità del verificarsi di un evento pericoloso per la salute di chi lo svolge.

Le misure di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori hanno il fine di migliorare le condizioni di lavoro, ridurre la possibilità di infortuni ai lavoratori, ai collaboratori esterni (es. subcontraenti) e a quanti si trovano, anche occasionalmente, all’interno dei luoghi di lavoro. Misure di igiene e tutela della salute devono essere adottate al fine di proteggere il lavoratore da possibili danni alla salute quali gli infortuni e le malattie professionali, nonché la popolazione generale e l’ambiente.

Gli obblighi del datore di lavoro

Ai sensi del D.Lgs 81/2008 e il D.Lgs 106/2009, il datore di lavoro è obbligato a:

-organizzare l’attività lavorativa;

-salvaguardare l’integrità psicofisica dei dipendenti;

-informare i lavoratori sui rischi specifici che possono correre nonché organizzare programmi di formazione e addestramento;

-fare in modo che il lavoratore possa utilizzare macchinari e strumentazioni senza correre rischi;

-verificare il rispetto delle norme antinfortunistiche da parte dei lavoratori e vigilare;

-sottoporre il personale a visite mediche, se necessario.

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I D.P.I. rappresentano un elemento che può ridurre i pericoli negli spazi confinati

Il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale permette, spesso, di evitare tragiche conclusioni agli incidenti sul lavoro, a maggior ragione se questi avvengono negli spazi confinati.

Un ruolo fondamentale, quando si lavora in ambienti confinati, lo giocano gli strumenti che permettono la protezione delle vie respiratorie. Vanno sempre utilizzati quando si lavora in spazi ristretti o dalle temperature non idonee, quando si rischia intossicazione da gas o vi è una carenza di ossigeno, in prossimità di altiforni, quando sono presenti fumi di metalli pesanti o polveri, per i lavori in pozzetti, canali e vani sotterranei della rete fognaria.

Per quanto riguarda i DPI da prevedere, la normativa italiana stabilisce:

-indumento protettivo del corpo (classe III; tipo adeguato alle sostanze potenzialmente presenti;)

-guanti (nitrile; altre tipologie protettive specifiche per lavoro;)

-scarpe antinfortunistiche da lavoro

-protezione respiratoria (maschera FF; maschere di protezione delle vie respiratorie APVR a filtro contro particelle, vapori e gas; a seconda del sito di intervento)

-occhiali protettivi con paraocchi laterali

-casco protettivo con sottogola

-imbracatura anti caduta e cinture di sicurezza

Agli elementi sopra indicati devono essere aggiunti ulteriori equipaggiamenti in relazione al contesto e alle procedure di lavoro che vengono segnalate nelle procedure ordinarie di sicurezza di cantiere, nei DUVRI, nei permessi di lavoro:

-Utensileria manuale (mazzetta; scalpello; chiavi inglesi; …) anti scintilla

-Strumenti di rilevazione ossigeno, vapori, gas esplosivi anche personali (per quanto eventualmente di specifica necessità)

-equipaggiamento da ventilazione

-fonti di luce

-barriere e protezioni dell’accesso (area ristretta rispetto alla delimitazione del cantiere)

-equipaggiamento per l’ingresso in quota

-equipaggiamento antiannegamento

-equipaggiamento di emergenza (trave di ancoraggio trasversale e ancoraggio mobile; treppiede corredato di motore avvolgicavo e relativo cavo metallico

-estintore e materiale antincendio

-materiale di primo soccorso e rianimazione

Viene completato il quadro informativo con un riferimento alle azioni di recupero

  1. a) Recuperi di emergenza con soccorritore all’esterno:

-imbracature di sicurezza EN 361

-imbracature specializzate per recupero di emergenza EN 1497 (per recuperi da fonometrie di dimensioni ridotte; per estrazioni verticali da vasche a cielo aperto di operatori che non lavorano con indosso l’imbracatura; per estrazioni orizzontali – tubazioni, forni di laminazione, ecc. -)

-utilizzo di dispositivi di ancoraggio tipo treppiede EN 7958

-argani per recuperi di emergenza EN 1496 con cavo di acciaio (con garanzia anti caduta assicurata da altro dispositivo)

-argani per recupero combinati con dispositivi anti caduta EN 1496 + EN 360 (protezione anti caduta e recupero integrate in un solo DPI)

-paranchi manuali di sicurezza per recupero su corda EN 12278 + EN 567 + EN 1891

tripode di recupero EN 7958

-palo pescante a Tripode con dispositivo di recupero Direttiva 89/392/CEE

dispositivi su fune EN 1491

  1. b) Recuperi di emergenza con accesso del soccorritore

-cappuccio per connessione ad autorespiratore doppia via del soccorritore

-bombola per soccorso con boccaglio (per ferito cosciente)

-maschera per soccorso con bombola in sacco da tracolla

-cappuccio per soccorso con bombola in sacco da tracolla

-pistola a infrarossi (per visione termica per ricerca infortunati in condizione di totale mancanza di luce e/o visibilità, esempio fumo)

  1. c) Trasporto infortunati

-barelle galleggianti

-barelle pieghevoli

-teli di evacuazione

È importantissimo, inoltre, che chi è destinato ad utilizzare i D.P.I. venga adeguatamente formato sulla funzione e sul modo di utilizzo. Stesso principio vale per chi, in caso di incidente, è deputato al soccorso e che, quindi, deve indossare i medesimi D.P.I.

La nostra esperienza pluriennale ci permette di formare e preparare: – operatore – tecnici – imprese del settore sul corretto utilizzo dei sistemi anticaduta, garantendo una formazione professionale negli spazi confinati.

Infine i D.P.I. devono essere conformi e possedere la marcatura CE, che garantisce che il produttore, o chi per lui, possa mostrare, qualora gli venga richiesto, la dichiarazione di conformità CE.

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Il tree climbing, un insieme di tecniche di lavoro che permette di accedere alla pianta in maniera sicura per l’operatore e nel totale rispetto di essa

Il Tree climbing o arrampicata su albero, è una tecnica di arrampicata che consente di accedere alla chioma dell’albero e muoversi, in sicurezza passando da un ramo all’altro.

Il Tree climbing è principalmente impiegato per eseguire operazioni di potatura, abbattimento, consolidamento o ancoraggio di piante dall’alto e medio fusto. Viene eseguita dove gli operatori per mezzo di piattaforme elevatrici ed autogrù non posso arrivare ad eseguire le operazioni di taglio.

L’arboricoltore può attraversare in sicurezza tutta la chioma e può spostarsi sulle branche valutando attentamente tutti quelli che sono i deficit strutturali e i problemi fitopatologici della pianta osservandoli dal punto di vista più confacente allo stato strutturale della pianta.

Con questo metodo l’operatore non è limitato nei suoi movimenti dagli spostamenti possibili della piattaforma aerea ma può raggiungere e potare i rami che effettivamente devono essere potati trovandosi nella posizione più idonea per effettuare un taglio corretto; può posizionare i consolidamenti nel modo più adatto; può penetrare nelle parti più fitte della chioma senza dover per forza sfrondare per permettere il passaggio del cestello.

Gli operatori devono seguire appositi corsi di formazione per l’utilizzo in sicurezza di tale tecnica (D.Lgs 81), devono dimostrare che la utilizzano regolarmente per la cura degli esemplari arborei e possiedono idonei titoli di specializzazione nel campo dell’arboricoltura ornamentale (corsi di potatura superiori a 200 ore e/o diploma di perito agrario o equipollenti e/o laurea in agraria o equipollenti) .

Icon Snc forma e addestra personale sia al lavoro in fune, al lavoro su piante (tree climbing) e al lavoro negli spazi confinati, anche con autorespiratori.

Vuoi seguire uno di questi corsi?

Il nostro obiettivo è quello di insegnare passo passo a padroneggiare strumenti e tecniche di lavoro sicure ed affidabili, a muoversi in autonomia all’interno della chioma e a saper scegliere l’intervento migliore sia per la salute dell’albero e per le persone che lo custodiscono.

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Poiché i DPI sono impiegati per la protezione della singola persona nelle aree di lavoro si rivela fondamentale mantenere sotto controllo il loro grado di sicurezza.

Le revisioni e le ispezioni vengono effettuate su differenti tipologie di dispositivi di protezione individuale sia metallici che tessili tra cui connettori, imbracature, caschi, corde, dispositivi retrattili, dispositivi di soccorso e recupero.

La normativa vigente (D. Lgs. 81/08, D.Lgs 475/92 e norma UNI EN 365:2005) impone una revisione dei DPI di terza categoria da eseguire ogni 12 mesi (salvo diverse indicazioni del costruttore). Tale revisione, secondo la normativa EN 365, può essere eseguita solamente da “persone competenti” o “formate dal costruttore”.

Hai bisogno di revisionare e ispezionare i tuoi DPI? Contattaci!

La persona competente esegue l’ispezione e la revisione di un DPI di terza categoria seguendo una procedura standard con diverse fasi.

1.Preparazione

La persona responsabile dell’ispezione a seconda dei DPI da revisionare, attraverso il libretto di uso e manutenzione, verifica la regolarità delle ispezioni effettuate in precedenza.

2.Identificazione

In questa fase la persona competente verifica che il DPI consegnato sia identificabile attraverso le informazioni riportate su di esso:

Nome del costruttore

Data di fabbricazione

Codice del prodotto e sua identificazione

Norma EN di riferimento

Marchio CE con numerazione dell’ente certificatore

Ispezione

Dopo l’identificazione viene effettuata l’ispezione e la revisione del prodotto attraverso una verifica visiva, tattile e funzionale.

3.Esito

L’ispezione si conclude mediante l’esito stabilito dalla persona competente che definisce il DPI “idoneo all’uso” o “fuori servizio” o in alcuni casi “riparabile”.

I nostri servizi si adattano alle tue esigenze!

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La formazione è un requisito fondamentale per lavorare in piena sicurezza negli spazi confinati. I lavoratori devono essere consapevoli di tutti i rischi e pericoli e preparati per agire nel modo corretto a ogni evenienza.

Il decreto legislativo 81/2008 definisce gli spazi confinati come un qualsiasi ambiente lavorativo limitato a cui è possibile accedere, in cui è presente un pericolo di morte molto elevato a causa della possibile presenza di:

-Sostanze nocive e/o gas tossici

-Situazioni potenzialmente pericolose come mancanza di ossigeno, esplosioni o incendi.

Il decreto legislativo 81/2008 prevede obbligatoriamente l’informazione, la formazione e la preparazione per tutti i lavoratori che operano in spazi confinati. La formazione per spazi confinati è estesa a tutto il personale, compreso il datore di lavoro, se questi vengono impiegati per attività lavorative, anche sporadiche, in spazi confinati o con sospetto inquinamento.

La normativa prevede inoltre che la formazione deve rispettare una durata ben precisa e prevedere la corretta frequenza di aggiornamento nonché una corretta validazione dei corsi. La formazione infatti dovrà essere comprovata da test teorici e pratici per verificare il corretto apprendimento dei concetti.

Lavori in un ambiente confinato? Allora hai bisogno del nostro corso di formazione!

La formazione relativa agli spazi confinati è dedicata a tutti quei professionisti che sono inclusi in attività lavorative e/o di supervisione in spazi confinati o con sospetto inquinamento.

Le figure professionali che più comunemente partecipano ad un corso di formazione in spazi confinati operano in:

Tubazioni;

Serbatoi;

Cisterne aperte;

Silos;

Scavi a sezione ristretta.

Reti fognarie;

Camere di combustione all’interno di forni;

Locali tecnici di piscine;

Sistemi di drenaggio chiusi;

Ambienti con scarsa o assente ventilazione;

Vasche.

Scopri subito maggiori dettagli sul nostro corso spazi confinati.

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I dispositivi di protezione del capo servono a proteggere contro i rischi legati alla caduta di oggetti o dall’urto del capo contro oggetti fissi

In numerose attività in cui la testa è esposta a un pericolo è obbligatorio l’uso di una protezione. Gli elmetti di sicurezza, o caschi antinfortunistici, sono dei dispositivi di protezione individuale progettati per proteggere la testa e il cranio di chi li indossa.

Sono indispensabili in aree di lavoro pericolose e prevengono i danni da caduta accidentale del lavoratore o di materiali dall’alto.

Questo speciale casco da lavoro è progettato per resistere agli urti e alla penetrazione, riuscendo a dissipare l’energia d’urto e potendo deviare, grazie alla sua particolare forma, gli oggetti con cui si scontra.

Per essere conformi questi DPI devono essere muniti di un aggancio di sicurezza sotto il mento, per evitare che scivoli via o si sposti pericolosamente.

Alcuni modelli di caschi antinfortunistici, per esempio, sono dotati di:

-visiera per proteggere gli occhi dagli agenti irritanti

-dispositivi otoprotettivi per preservare la salute dell’apparato uditivo

-maschere per la protezione delle vie aeree

-colori fluo e appendici catarifrangenti per dare all’operatore alta visibilità

-colori scuri e opacità per limitare la visibilità del lavoratore (per esempio in ambito militare)

-protezioni per il collo

-imbottiture intercambiabili

-sostegno per lampade frontali

-strumenti di isolamento acustico

-fessure di ventilazione per garantire prese d’aria laterali.

In che categoria di DPI rientrano gli elmetti?

Gli elmetti di sicurezza possono essere DPI di seconda o di terza categoria, in base alla certificazione che viene data.

Quelli di terza servono a proteggere i lavoratori da danni gravi o permanenti in attività che possono causare anche la morte. Quelli di seconda categoria, comprendono dispositivi legati ad attività con rischio rilevante, ma non sufficientemente significativo da rientrare nella categoria più alta.

Gli elmetti rientrano in genere nella seconda categoria, ma se sono DPI salva vita, utili per esempio a tutelare l’operatore dai rischi elettrici, allora rientrano nella terza.

Manutenzione degli elmetti

Come tutti gli altri DPI anche i caschi infortunistici devono essere conservati in buone condizioni: solo così è possibile lavorare in sicurezza e tutelarsi da ogni possibile rischio.

La manutenzione deve essere regolare e deve essere eseguita secondo le tempistiche e gli standard indicati nel libretto con le istruzioni d’uso.

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La valutazione dei rischi, uno degli obblighi principali di ogni Datore di Lavoro

La valutazione dei rischi è definita dal D.Lgs. 81/08 come la “valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nei luoghi di lavoro, finalizzata a individuare le misure di prevenzione e protezione e ad elaborare il programma delle misure di miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza”.

Nello specifico, si tratta di un’attenta analisi di tutto ciò che all’interno di un’attività lavorativa può rappresentare un potenziale danno per la salute, includendo anche i materiali, le apparecchiature, i metodi e le normali prassi lavorative.

Perché una valutazione dei rischi sia efficace deve comprendere tre elementi fondamentali: la valutazione, la gestione, la comunicazione.

VALUTAZIONE: cioè l’analisi delle possibilità di accadimento degli eventi indesiderati e della loro gravità potenziale. Risulta fondamentale conoscere i potenziali rischi al fine di garantire un operato volto alla massima protezione.

GESTIONE: il processo finalizzato alla definizione dei piani di azione a fronte del risultato delle analisi e comporta l’elaborazione del DVR – documento di valutazione dei rischi.

COMUNICAZIONE: dei rischi e delle modalità di governo a tutti i soggetti aziendali.

Chi effettua la valutazione dei rischi?

La valutazione dei rischi è effettuata dal datore di lavoro con la collaborazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione – RSPP e del medico competente.

-Il datore di lavoro, non può delegare tale adempimento agli altri e deve considerare: la scelta delle attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati chimici, la sistemazione dei luoghi, lo stress lavoro-correlato, le specificità dovute ad età, sesso, provenienze da altri paesi, stati di salute e richieste lavorative (ad esempio turni di lavoro).

-Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione – RSPP, se esterno, che aiuta il datore nella valutazione dei rischi e nella pianificazione delle misure da adottare;

-il Medico Competente, se nominato per la sorveglianza sanitaria obbligatoria, che oltre a contribuire alla valutazione di rischi specifici, predispone il piano di sorveglianza sanitaria.

La valutazione dei rischi è fondamentale per un’efficace gestione della sicurezza, e può essere considerata la chiave per limitare gli infortuni legati all’attività lavorativa e alle malattie professionali.

ICON SNC valuta insieme al RSSP l’esistenza di rischi specifici al lavoro in quota commisurati alle operazioni che il lavoratore deve eseguire.

Contattaci: www.iconsnc.it

La formazione dei lavoratori in quota è fondamentale non solo per una valutazione efficace dei rischi ma anche per essere in grado di adottare le misure di protezione necessarie.

L’art. 107 del D.lgs. 81/2008 definisce, come lavoro in quota, una qualunque attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad un’altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile.

Il rischio più frequente legato ai lavori in quota è rappresentato dalla caduta dall’alto, che costituisce una delle principali cause di infortunio, talvolta anche mortale.

Proprio per migliorare in queste attività la prevenzione delle cadute dall’alto il legislatore ha introdotto uno specifico obbligo di formazione dei lavoratori in quota, ad esempio con riferimento all’impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi (art. 116, D.Lgs. 81/2008) o in relazione ai lavoratori e preposti addetti al montaggio, smontaggio e trasformazione dei ponteggi (art. 136, D.Lgs. 81/2008).

Dunque, ogni persona che svolge lavori in quota deve possedere un idoneo attestato di formazione.

La formazione e l’addestramento per lavori in quota servono a fornire conoscenze necessarie per l’utilizzo dei Dispostivi di Protezione Individuale di III categoria anticaduta e per svolgere le attività in totale sicurezza. L’attestato d’idoneità nominale rilasciato al termine del corso deve essere in corso di validità, dato che è obbligatorio svolgere nel tempo un aggiornamento della formazione [D.Lgs 81/2008, Accordo Stato-Regioni 2012].

Oltre alla formazione, il datore di lavoro è responsabile di informare correttamente i lavoratori riguardo i rischi che presentano le varie attività, dando priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali e fornendo tutti gli strumenti per proteggere gli operatori da danni e infortuni. Le persone che svolgono lavori in quota inoltre, dovranno ricevere l’idoneità alla mansione da parte del medico competente.

La nostra esperienza pluriennale ci permette di formare e preparare:

– operatore – tecnici – imprese del settore

sul corretto utilizzo dei sistemi anticaduta, garantendo una formazione professionale su:

lavori in quota e utilizzo DPI 3 Cat

lavori su fune Modulo A e Modulo B alberi

antincendio

recuperi in emergenza

utilizzo PLE

recupero da ponteggi

pronto soccorso

carrelli elevatori

spazi confinati

Corso di installatore sistemi Linea Vita

Come pianificare la gestione dell’emergenza in spazi confinati.

Gli spazi confinati sono ambienti limitati dove, per la presenza di sostanze tossiche o di particolari fattori di pericolo (caduta, incendi, carenza di ossigeno, ecc), il rischio di infortuni o di morte è molto elevato.
Le condizioni di rischio possono verificarsi prima dell’inizio dell’attività lavorativa o possono manifestarsi durante l’esecuzione di alcuni specifici lavori, come la saldatura o la lavorazione tramite strumenti che possono dar vita ad inneschi.

Dunque, uno spazio confinato è una zona non progettata per la permanenza delle persone, con scarse vie aeree, scarse possibilità di ventilazione naturale e con inadeguate vie di uscita e di ingresso. In questi ambienti c’è il rischio che sostanze tossiche e condizioni sfavorevoli, come la caduta dall’alto di elementi come sabbia o terra, possano causare perdita di coscienza, asfissia, annegamento o ferite gravi in seguito ad esplosioni.

Altre situazioni in cui ci si può trovare, quando si è in uno spazio confinato, sono condizioni di scarsa illuminazione, esposizione ad agenti chimici o biologici pericolosi, cadute e scivolamenti, presenza di cavi, tubazioni o materiali scivolosi, ustioni o congelamenti a causa di temperature ostili, presenza di fango o melma che non agevola l’andamento.

Come gestire l’emergenza negli ambienti confinati?

Negli ambienti confinati quello che c’è da tenere in considerazione è la difficoltà delle procedure di soccorso e della gestione dell’emergenza qualora accadesse un incidente.

Le fasi di emergenza spesso sono momenti in cui vengono colpite altre vittime, proprio tra i soccorritori. I soccorsi diventano, così, non solo inefficaci, ma anche rischiosi. Il D.P.R. 177/11 ha tenuto conto di ciò e ha stabilito che “deve essere adottata ed efficacemente attuata una procedura di lavoro diretta a eliminare o, ove impossibile, ridurre al minimo i rischi propri delle attività in ambienti confinati”, che comprenda l’organizzazione dell’eventuale fase di soccorso e di coordinamento con il sistema di emergenza del Servizio sanitario nazionale e dei Vigili del Fuoco.

I lavoratori devono essere muniti di strumenti dotati di sistemi di allarme che misurino costantemente le percentuali di ossigeno o di sostanze tossiche o infiammabili. Dotare i lavoratori di attrezzatori che favoriscano non solo una veloce presa di coscienza del pericolo, ma anche una rapida estrazione dal luogo di lavoro qualora si rendesse opportuno, permette di facilitare le operazioni di soccorso e l’evitare incidenti che potrebbero avere tragici risvolti.
Anche i soccorritori necessitano di un’adeguata informazione sulle caratteristiche del luogo di lavoro, sui D.P.I. da utilizzare, e sul tipo di pericoli a cui vanno incontro per evitare di essere a loro volta vittime di incidenti. Devono, quindi, poter disporre di attrezzature idonee.

Per poter agire negli spazi confinati occorrono i giusti mezzi e la giusta preparazione.
Icon snc li possiede entrambi.

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Le attrezzature più idonee per garantire condizioni di lavoro sicure

I lavori in quota sono tra i settori più esposti a situazioni di rischio gravi, che possono causare incidenti anche mortali.

La normativa di riferimento, il Titolo IV capo II del D.Lgs 81/08, stabilisce quali sono gli obblighi del datore di lavoro; nello specifico:

-dovrà dare priorità alle misure di protezione collettiva piuttosto che a quelle individuali;

-l’attrezzatura di lavoro dovrà essere adatta alla tipologia di lavoro da compiere.

Quali sono i dispositivi di protezione individuale (DPI)?

Imbracatura

Uno degli elementi fondamentali dei sistemi anticaduta è rappresentato dall’imbracatura, in quanto rappresenta un supporto per il corpo. Il compito dell’imbracatura è facilmente intuibile: abbinata ai cordini e ai sistemi di ancoraggio, consente di arrestare il lavoratore da eventuali cadute dall’alto, mantenendo il suo corpo in sospensione.

Caschi da lavoro

I caschi da lavoro sono essenziali in caso di lavori su ponteggi, lavori edili, lavori in terra o roccia, lavori in miniere, ecc. La scelta del casco più adatto spetta al datore di lavoro a seguito della valutazione dei rischi.

Ci sono diverse tipologie di caschi:

-casco di protezione standard, caratterizzato da un guscio esterno, una cuffia interna e una cinghia di tenuta, in modo da proteggere il capo del lavoratore dagli urti;

-casco di protezione ad alte prestazioni, offre maggiori prestazioni rispetto al modello standard ed in grado di resistere alla pressione laterale;

-casco di sicurezza con proprietà dielettriche, resistente all’elettricità, sia nel caso di corrente che in caso di corrente continua;

-caschi forestali, dispositivi che proteggono il lavoratore da lavori con motoseghe e simili.

Connettori per il lavoro in quota

I connettori di sicurezza, moschettoni, sistemi retrattili e cordini con assorbitore sono quei dispositivi che fissano il lavoratore al punto di ancoraggio sulla struttura, in modo che vi sia un collegamento tra l’imbracatura integrale del lavoratore e il punto di ancoraggio in caso di caduta dall’alto.

Grazie ai connettori per il lavoro in quota viene decelerata la caduta e viene esercita una forza d’impatto limitata sul corpo, arrestando la caduta entro una specifica distanza al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori.

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