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La valutazione dei rischi, uno degli obblighi principali di ogni Datore di Lavoro

La valutazione dei rischi è definita dal D.Lgs. 81/08 come la “valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nei luoghi di lavoro, finalizzata a individuare le misure di prevenzione e protezione e ad elaborare il programma delle misure di miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza”.

Nello specifico, si tratta di un’attenta analisi di tutto ciò che all’interno di un’attività lavorativa può rappresentare un potenziale danno per la salute, includendo anche i materiali, le apparecchiature, i metodi e le normali prassi lavorative.

Perché una valutazione dei rischi sia efficace deve comprendere tre elementi fondamentali: la valutazione, la gestione, la comunicazione.

VALUTAZIONE: cioè l’analisi delle possibilità di accadimento degli eventi indesiderati e della loro gravità potenziale. Risulta fondamentale conoscere i potenziali rischi al fine di garantire un operato volto alla massima protezione.

GESTIONE: il processo finalizzato alla definizione dei piani di azione a fronte del risultato delle analisi e comporta l’elaborazione del DVR – documento di valutazione dei rischi.

COMUNICAZIONE: dei rischi e delle modalità di governo a tutti i soggetti aziendali.

Chi effettua la valutazione dei rischi?

La valutazione dei rischi è effettuata dal datore di lavoro con la collaborazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione – RSPP e del medico competente.

-Il datore di lavoro, non può delegare tale adempimento agli altri e deve considerare: la scelta delle attrezzature di lavoro, le sostanze e i preparati chimici, la sistemazione dei luoghi, lo stress lavoro-correlato, le specificità dovute ad età, sesso, provenienze da altri paesi, stati di salute e richieste lavorative (ad esempio turni di lavoro).

-Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione – RSPP, se esterno, che aiuta il datore nella valutazione dei rischi e nella pianificazione delle misure da adottare;

-il Medico Competente, se nominato per la sorveglianza sanitaria obbligatoria, che oltre a contribuire alla valutazione di rischi specifici, predispone il piano di sorveglianza sanitaria.

La valutazione dei rischi è fondamentale per un’efficace gestione della sicurezza, e può essere considerata la chiave per limitare gli infortuni legati all’attività lavorativa e alle malattie professionali.

ICON SNC valuta insieme al RSSP l’esistenza di rischi specifici al lavoro in quota commisurati alle operazioni che il lavoratore deve eseguire.

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La formazione dei lavoratori in quota è fondamentale non solo per una valutazione efficace dei rischi ma anche per essere in grado di adottare le misure di protezione necessarie.

L’art. 107 del D.lgs. 81/2008 definisce, come lavoro in quota, una qualunque attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad un’altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile.

Il rischio più frequente legato ai lavori in quota è rappresentato dalla caduta dall’alto, che costituisce una delle principali cause di infortunio, talvolta anche mortale.

Proprio per migliorare in queste attività la prevenzione delle cadute dall’alto il legislatore ha introdotto uno specifico obbligo di formazione dei lavoratori in quota, ad esempio con riferimento all’impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi (art. 116, D.Lgs. 81/2008) o in relazione ai lavoratori e preposti addetti al montaggio, smontaggio e trasformazione dei ponteggi (art. 136, D.Lgs. 81/2008).

Dunque, ogni persona che svolge lavori in quota deve possedere un idoneo attestato di formazione.

La formazione e l’addestramento per lavori in quota servono a fornire conoscenze necessarie per l’utilizzo dei Dispostivi di Protezione Individuale di III categoria anticaduta e per svolgere le attività in totale sicurezza. L’attestato d’idoneità nominale rilasciato al termine del corso deve essere in corso di validità, dato che è obbligatorio svolgere nel tempo un aggiornamento della formazione [D.Lgs 81/2008, Accordo Stato-Regioni 2012].

Oltre alla formazione, il datore di lavoro è responsabile di informare correttamente i lavoratori riguardo i rischi che presentano le varie attività, dando priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali e fornendo tutti gli strumenti per proteggere gli operatori da danni e infortuni. Le persone che svolgono lavori in quota inoltre, dovranno ricevere l’idoneità alla mansione da parte del medico competente.

La nostra esperienza pluriennale ci permette di formare e preparare:

– operatore – tecnici – imprese del settore

sul corretto utilizzo dei sistemi anticaduta, garantendo una formazione professionale su:

lavori in quota e utilizzo DPI 3 Cat

lavori su fune Modulo A e Modulo B alberi

antincendio

recuperi in emergenza

utilizzo PLE

recupero da ponteggi

pronto soccorso

carrelli elevatori

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Corso di installatore sistemi Linea Vita

Come pianificare la gestione dell’emergenza in spazi confinati.

Gli spazi confinati sono ambienti limitati dove, per la presenza di sostanze tossiche o di particolari fattori di pericolo (caduta, incendi, carenza di ossigeno, ecc), il rischio di infortuni o di morte è molto elevato.
Le condizioni di rischio possono verificarsi prima dell’inizio dell’attività lavorativa o possono manifestarsi durante l’esecuzione di alcuni specifici lavori, come la saldatura o la lavorazione tramite strumenti che possono dar vita ad inneschi.

Dunque, uno spazio confinato è una zona non progettata per la permanenza delle persone, con scarse vie aeree, scarse possibilità di ventilazione naturale e con inadeguate vie di uscita e di ingresso. In questi ambienti c’è il rischio che sostanze tossiche e condizioni sfavorevoli, come la caduta dall’alto di elementi come sabbia o terra, possano causare perdita di coscienza, asfissia, annegamento o ferite gravi in seguito ad esplosioni.

Altre situazioni in cui ci si può trovare, quando si è in uno spazio confinato, sono condizioni di scarsa illuminazione, esposizione ad agenti chimici o biologici pericolosi, cadute e scivolamenti, presenza di cavi, tubazioni o materiali scivolosi, ustioni o congelamenti a causa di temperature ostili, presenza di fango o melma che non agevola l’andamento.

Come gestire l’emergenza negli ambienti confinati?

Negli ambienti confinati quello che c’è da tenere in considerazione è la difficoltà delle procedure di soccorso e della gestione dell’emergenza qualora accadesse un incidente.

Le fasi di emergenza spesso sono momenti in cui vengono colpite altre vittime, proprio tra i soccorritori. I soccorsi diventano, così, non solo inefficaci, ma anche rischiosi. Il D.P.R. 177/11 ha tenuto conto di ciò e ha stabilito che “deve essere adottata ed efficacemente attuata una procedura di lavoro diretta a eliminare o, ove impossibile, ridurre al minimo i rischi propri delle attività in ambienti confinati”, che comprenda l’organizzazione dell’eventuale fase di soccorso e di coordinamento con il sistema di emergenza del Servizio sanitario nazionale e dei Vigili del Fuoco.

I lavoratori devono essere muniti di strumenti dotati di sistemi di allarme che misurino costantemente le percentuali di ossigeno o di sostanze tossiche o infiammabili. Dotare i lavoratori di attrezzatori che favoriscano non solo una veloce presa di coscienza del pericolo, ma anche una rapida estrazione dal luogo di lavoro qualora si rendesse opportuno, permette di facilitare le operazioni di soccorso e l’evitare incidenti che potrebbero avere tragici risvolti.
Anche i soccorritori necessitano di un’adeguata informazione sulle caratteristiche del luogo di lavoro, sui D.P.I. da utilizzare, e sul tipo di pericoli a cui vanno incontro per evitare di essere a loro volta vittime di incidenti. Devono, quindi, poter disporre di attrezzature idonee.

Per poter agire negli spazi confinati occorrono i giusti mezzi e la giusta preparazione.
Icon snc li possiede entrambi.

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Le attrezzature più idonee per garantire condizioni di lavoro sicure

I lavori in quota sono tra i settori più esposti a situazioni di rischio gravi, che possono causare incidenti anche mortali.

La normativa di riferimento, il Titolo IV capo II del D.Lgs 81/08, stabilisce quali sono gli obblighi del datore di lavoro; nello specifico:

-dovrà dare priorità alle misure di protezione collettiva piuttosto che a quelle individuali;

-l’attrezzatura di lavoro dovrà essere adatta alla tipologia di lavoro da compiere.

Quali sono i dispositivi di protezione individuale (DPI)?

Imbracatura

Uno degli elementi fondamentali dei sistemi anticaduta è rappresentato dall’imbracatura, in quanto rappresenta un supporto per il corpo. Il compito dell’imbracatura è facilmente intuibile: abbinata ai cordini e ai sistemi di ancoraggio, consente di arrestare il lavoratore da eventuali cadute dall’alto, mantenendo il suo corpo in sospensione.

Caschi da lavoro

I caschi da lavoro sono essenziali in caso di lavori su ponteggi, lavori edili, lavori in terra o roccia, lavori in miniere, ecc. La scelta del casco più adatto spetta al datore di lavoro a seguito della valutazione dei rischi.

Ci sono diverse tipologie di caschi:

-casco di protezione standard, caratterizzato da un guscio esterno, una cuffia interna e una cinghia di tenuta, in modo da proteggere il capo del lavoratore dagli urti;

-casco di protezione ad alte prestazioni, offre maggiori prestazioni rispetto al modello standard ed in grado di resistere alla pressione laterale;

-casco di sicurezza con proprietà dielettriche, resistente all’elettricità, sia nel caso di corrente che in caso di corrente continua;

-caschi forestali, dispositivi che proteggono il lavoratore da lavori con motoseghe e simili.

Connettori per il lavoro in quota

I connettori di sicurezza, moschettoni, sistemi retrattili e cordini con assorbitore sono quei dispositivi che fissano il lavoratore al punto di ancoraggio sulla struttura, in modo che vi sia un collegamento tra l’imbracatura integrale del lavoratore e il punto di ancoraggio in caso di caduta dall’alto.

Grazie ai connettori per il lavoro in quota viene decelerata la caduta e viene esercita una forza d’impatto limitata sul corpo, arrestando la caduta entro una specifica distanza al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori.

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PLE e l’utilizzo delle imbracature di sicurezza

Durante l’uso delle piattaforme di lavoro mobili elevabili (PLE) è presente il pericolo di essere sbalzati fuori o di cadere dalla piattaforma ed è dunque necessario mettere in atto misure di protezione e buone prassi lavorative.

L’allegato VI del D.Lgs. 81/2008 al punto 4.1 prevede che: “Sui ponti sviluppabili e simili gli operai addetti devono fare uso di idonea cintura di sicurezza”.

In molti Paesi europei tale obbligo è previsto esclusivamente per le piattaforme di lavoro a braccio, effettivamente in grado di generare il cosiddetto effetto catapulta e di sbalzare il lavoratore fuori dalla piattaforma di lavoro.

Per le piattaforme di lavoro verticali l’utilizzo delle imbracature è previsto solo durante la fase di traslazione in elevato e comunque rimesso a una specifica valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro.

Questo significa che se non è ravvisato un rischio di caduta specifico il lavoratore può non utilizzare tale DPI, essendo che le macchine sono già dotate di parapetti in grado di prevenire efficacemente la caduta.

L’utilizzo delle imbracature sulle piattaforme a sviluppo verticale talvolta rende complicato l’esecuzione dei lavori da effettuarsi in quota, pregiudicando l’operatività dei lavoratori e rallentandone la produttività.

Considerato che diventa difficoltoso rimanere collegati al punto di aggancio della piattaforma durante le lavorazioni, specie nel caso di piattaforme di grandi dimensioni e in presenza di più lavoratori a bordo, si può valutare l’obbligo di aggancio solo ogni qual volta si effettui un qualsiasi spostamento, sia verticale che orizzontale della PLE. Questo, ovviamente, supportato da una documentata valutazione del rischio, che escluda come rischio residuo nelle PLE verticali, la possibile caduta dell’operatore all’esterno della piattaforma.

Di fondamentale importanza, quindi, è sempre la valutazione del rischio da parte del datore di lavoro; la formazione e addestramento degli utilizzatori dei DPI (obbligatorio per tutti i DPI di 3^ categoria) unita ai controlli prima di ogni utilizzo; la corretta manutenzione e la verifica che va effettuata almeno una volta ogni dodici mesi, salvo diverse indicazioni del costruttore e registrata nell’apposito registro.

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Il lavoro su fune è un lavoro difficile e molto professionale che richiede formazione ed esperienza.

I lavori su fune si stanno diffondendo sempre di più. Ma quando si può ricorrere a questi sistemi? Quali sono le figure coinvolte e quali responsabilità hanno?

Si ricorre ai lavori su fune quando, dopo un’analisi approfondita, non si possono eseguire lavori in quota in condizioni di sicurezza diverse e con ergonomia adeguata, partendo da un luogo idoneo allo scopo, con la priorità sulla scelta di misure di protezione collettive rispetto a quelle individuali. Va considerata la frequenza di intervento, la durata dello stesso, e il dislivello rispetto alla postazione di partenza.

Dunque, quando la durata dell’intervento è breve e non si possono ragionevolmente modificare le caratteristiche dei siti esistenti da parte del datore di lavoro.

I lavori su fune possono essere eseguiti, a seconda della tipologia specifica, da personale informato, formato ed addestrato, secondo quanto contenuto all’allegato XXI del Testo Unico.

Serve seguire un programma dettagliato, che comprenda anche un piano di emergenza efficace.

Fondamentale è affidarsi ad un tecnico esperto: uno specialista con esperienza è in grado di lavorare in contesti edili civili come all’interno di siti industriali con particolari conformazioni fino ai lavori in spazi confinati.

Quando si ha a che fare con un tecnico esperto, e lo si convoca in azienda o in cantiere per una soluzione, egli tenterà in tutti i modi possibili di evitare di ricorrere al lavoro su fune:

-valuterà la situazione in termini di urgenza e durata;

-verificherà la possibilità, prima di tutto, di adottare sistemi anticaduta collettivi come ponteggi o parapetti;

-terrà conto delle condizioni ambientali e la tipologia di lavoro da svolgere in quota o in sospensione;

-solo alla fine, scartate tutte le altre opzioni, valuterà una procedura di intervento in fune.

Dunque, un tecnico esperto sarà capace di gestire e organizzare il cantiere, applicare procedure di soccorso ed emergenza, addestrare il personale e, infine, indirizzare il cliente nel giusto percorso formativo e verso il giusto addestramento in base alla tipologia di lavoro che intende svolgere.

Speleologi e canyonisti per passione, i fratelli Morbidoni hanno una lunga esperienza nei lavori di manutenzione su fune, soprattutto in strutture industriali, aziende agricole e vitivinicole. Anche e soprattutto all’interno di silos, cisterne, pozzi e ciminiere.

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Una corretta valutazione dei rischi per i lavori in sotterraneo

Lavorare in sicurezza è essenziale per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Se questo vale per tutti i settori produttivi e per tutti i tipi di lavoro, lo è ancor di più per quelle attività in cui i lavoratori sono esposti ad una categoria di rischio alto.

Ci sono ambienti di lavoro potenzialmente più pericolosi di altri e, per tale motivo, vengono assoggettati ad una normativa specialistica, come quella concernente la sicurezza nei lavori in sotterraneo.

I lavori in sotterraneo, ovvero quelli nelle gallerie, nelle caverne, nelle miniere o nei pozzi, presentano specifici fattori di rischio. Per garantire efficienti ed efficaci misure di tutela, occorre studiare i rischi presenti nell’ambiente di lavoro, al fine di poter mettere il lavoratore nella condizione di lavorare in sicurezza.

La Valutazione dei rischi

La valutazione dei rischi va alla ricerca dei diversi fattori di rischio, quali quelli legati alla salubrità, all’illuminazione, al microclima. Ma se tale valutazione può sembrare semplice in alcuni ambienti di lavoro, potrebbe non essere altrettanto in presenza di lavori in sotterraneo.

La prima cosa da verificare è la salubrità dell’ambiente di lavoro in relazione alla ventilazione e al monitoraggio della presenza di gas. Le gallerie sono ambienti chiusi, senza fonti di luce o di aria naturale. In un ambiente così non è sempre possibile garantire il ricambio dell’aria. Se poi vengono utilizzati anche mezzi che producono polveri (tipo un escavatore) o da cui fuoriescono sostanze inquinanti (ad esempio, dal tubo di scarico di un camion a motore diesel), la qualità dell’aria certamente va a peggiorare.

Dunque, è fondamentale analizzare le caratteristiche del motore (manutenzione, potenza, usura del mezzo) e le caratteristiche delle emissioni inquinanti (quantità e tipologia) e dei dispositivi di abbattimento delle stesse emissioni (se funzionanti e sufficienti), per poi adottare delle misure di tutela adeguate a salvaguardare i lavoratori.

Inoltre, anche le manovre di movimentazione dei mezzi negli ambienti sotterranei possono comportare rischi elevati per i lavoratori, soprattutto per la scarsità di illuminazione e l’amplificazione dei suoni che caratterizza questi ambienti.

Un altro pericolo è rappresentato dalle infiltrazioni dell’acqua. La normativa, a riguardo, afferma che «Le misure minime di sicurezza per evitare l’irruzione e la stagnazione di acqua in galleria, nonché le opportune misure per l’evacuazione della stessa, in particolare derivante da acque sorgive e di falda, incontrate nel corso dello scavo”, vanno prese dopo aver valutato “la portata, le pressione e la temperatura dell’acqua presente nell’ammasso roccioso o nei terreni attraversati, anche per mezzo di fori spia di idonea lunghezza; l’allontanamento delle acque può essere eseguito mediante cunicolo di scolo oppure, nelle tratte in contropendenza, tramite eiettori o pompe centrifughe azionate ad aria compressa o con energia elettrica, correttamente dimensionate per garantire un rapido smaltimento delle acque».

Un altro aspetto da considerare è il sistema di comunicazione con l’esterno che deve essere conosciuto dai lavoratori al fine di chiedere aiuto in caso di bisogno e dai soccorritori in caso di intervento.

Il personale di soccorso che entra nei sotterranei, per qualsiasi tipologia di emergenza, deve avere a disposizione tutte le informazioni riguardanti le caratteristiche dell’ambiente di lavoro, per poter adottare tutte le procedure in grado di garantire che l’azione di soccorso avvenga in condizioni di sicurezza e non diventi, a sua volta, fonte di pericoli.

Per consentire l’accesso dei lavoratori in un ambiente confinato è necessario valutare i rischi per poter determinare le misure di prevenzione e protezione che garantiscano loro salute e sicurezza.

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Valutare e gestire i rischi correlati al lavoro in quota.

Scegliere come metodo operativo il lavoro in quota con funi significa che la valutazione dei rischi ha appurato una serie di elementi che lo rendono necessario e preferibile.

Dopo aver appurato la eseguibilità in sicurezza del lavoro con funi, la valutazione dei rischi “deve tenere conto dei seguenti elementi qualitativi:

-impossibilita di accesso con altre attrezzature di lavoro;

-pericolosità di utilizzo di altre attrezzature di lavoro;

-impossibilità di utilizzo di sistemi di protezione collettiva;

-esigenza di urgenza di intervento giustificata;

-minor rischio complessivo rispetto ad altre soluzioni operative;

-durata limitata nel tempo dell’intervento;

-impossibilità di modifica del sito ove è posto il luogo di lavoro”.

L’intervento si sofferma poi sulle abilitazioni necessarie per eseguire i lavori su corda, sui sistemi di protezione anticaduta che richiedono formazione e addestramento dei lavoratori e sui punti di ancoraggio.

I punti di ancoraggio devono essere ancorati mediante appositi dispositivi a strutture in grado di sopportare:

-il peso dell’operatore;

-il peso delle attrezzature di lavoro;

-il peso di un eventuale soccorritore;

-le eventuali sollecitazioni dinamiche di una caduta protetta da un dispositivo ad assorbimento di energia cinetica.

La “realizzazione dei punti di ancoraggio per ogni lavoro con funi deve essere prevista nel POS (Piano Operativo di Sicurezza, ndr) e deve avvenire sotto il controllo e la verifica di un preposto. Per gli ancoraggi fissi, di qualsiasi tipo, deve essere eseguita una corretta installazione.

Grazie alle informazioni deducibili da elaborati grafici e ad un’analisi dell’immobile eseguita da un nostro tecnico abilitato, siamo in grado di evidenziare i rischi di caduta dall’alto a cui i tuoi lavoratori sono sottoposti ogni giorno.

La sicurezza dei tuoi operatori è indispensabile.

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Il lavoro su fune senza l’utilizzo di ponteggi o piattaforme aeree

Il lavoro su fune rappresenta la risposta rapida a tutti i lavori in quota di difficile accesso; si tratta di una tecnica di intervento in cui un operaio esperto realizza diversi tipi di lavori sospeso nell’aria e protetto tramite corde, funi o altri tipi di strumenti idonei a questo scopo.

Il lavoro su fune è un lavoro difficile e molto professionale che, contrariamente a quello che si pensa, richiede conoscenze tecniche di scalata e in cui viene usata un’attrezzatura simile a quella alpinistica ma espressamente progettata per eseguire questo tipo di lavori.

Trattandosi di un’attività rischiosa, la legge richiede il conseguimento di un brevetto per gli addetti, una specifica omologazione per gli strumenti di ascensione e sostegno utilizzati e un sistema di sicurezza specifico con doppia corda e fune di sicurezza.

Quando si può ricorrere al lavoro su fune?

Si ricorre al lavoro su fune, dopo una valutazione approfondita, quando non si possono eseguire lavori in quota in condizioni di sicurezza diverse e con ergonomia adeguata. Va considerata la frequenza di intervento, la durata dello stesso, e il dislivello rispetto alla postazione di partenza.

Si tratta di una soluzione più pratica ed economica. Pratica perché l’operatore ha maggiore di libertà di movimento per eseguire al meglio il lavoro. Economica perché permetterebbe di risparmiare in ponteggi, trabattelli, parapetti e non viene richiesto alcun permesso per l’occupazione di suolo pubblico.

Quali sono i casi in cui i lavori su fune possono essere utilizzati con grande successo?

  • Rifacimento di facciate
  • Pittura di palazzi e grattacieli
  • Lavori di pulizia e di piccole riparazioni in altezza
  • Restauro di opere d’arte e monumenti particolarmente alti o impervi da raggiungere
  • Diagnosi dello stato del cemento armato e trattamenti protettivi
  • Rimozione e bonifica di parti in amianto
  • Installazione di cartelloni, insegne e materiale pubblicitario in altezza
  • Impermeabilizzazione di tetti e terrazze
  • Realizzazione e riparazione canne fumarie

Per i tuoi lavori su fune scegli ICON SNC! Il team di Icon snc, svolge lavori su fune, quali:

-manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici

-pulizia facciate

-piccoli interventi edili

-imbiancatura

-pulizia grondaie o canali di scolo

-installazione vario genere

-allestimento palchi per spettacoli

-tree climbing

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Il sistema linee vita comprende dispositivi di tipo A, di tipo B, di tipo C, di tipo D e infine di tipo E.

Con il termine linee vita, nel linguaggio comune, si intende sistemi anticaduta posti su coperture atte a migliorare la sicurezza degli operatori che svolgono lavori in quota.

La parola “Linea” fa riferimento alla tipologia di dispositivo di ancoraggio ovvero un cavo flessibile disposto orizzontalmente, mentre col termine “Vita” il riferimento è volto alla finalità di questi prodotti ovvero di salvare la vita delle persone che ne fanno uso.

Le Linee Vita sono necessarie quando un lavoro viene svolto ad un’altezza superiore ai 2 metri da un piano di calpestio stabile.

Come nascono le Linee vita?

La progettazione delle linee vita è generalmente soggetta alla norma tecnica EN 795:2012 che descrive 5 tipologie di sistemi anticaduta in base alle sue caratteristiche:

-Tipo A: Punti di ancoraggio singoli;

-Tipo B: Dispositivo di ancoraggio removibile;

-Tipo C: Dispositivo di ancoraggio a linea flessibile;

-Tipo D: Dispositivo di ancoraggio a linea rigida;

-Tipo E: Dispositivo di ancoraggio zavorrato.

Linea Vita: Dispositivo di ancoraggio di Tipo C

La tipologia più comune di Linea Vita è il Tipo C, ovvero il Dispositivo di ancoraggio a linea flessibile. Si tratta della vera e propria linea vita costituita da due o più supporti e da una fune flessibile, generalmente in acciaio, a cui l’operatore può agganciarsi mediante i suoi DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) in dotazione.

Questa soluzione comporta una maggiore ergonomia rispetto ai punti singoli in quanto l’operatore può compiere lunghe distanze senza mai doversi staccare dal dispositivo.

Come funziona una Linea vita?

La Linea Vita è il dispositivo di ancoraggio per tetti maggiormente impiegato nella progettazione di messa in sicurezza di una copertura in quanto consente un’ampia libertà di azione e di movimento. L’operatore agganciato ad una linea vita, attraverso un opportuno dispositivo di collegamento, è protetto da una eventuale accidentale caduta in quanto la linea flessibile raggiunta la sua massima deformazione esercita un’azione di richiamo che tende a smorzare gli effetti dell’evento.

La presenza di un elemento di assorbimento dell’energia impulsiva, che si genera in occasione di una caduta, è di fondamentale importanza, in quanto permette di attenuare lo sforzo risultante che arriva ai supporti di estremità, limitandolo a valori compatibili con l’esecuzione di un normale fissaggio strutturale.

L’installazione della Linea Vita

L‘installazione della Linea vita, deve essere eseguita in maniera assolutamente corretta, seguendo le indicazioni del fabbricante, collaudando il sistema secondo indicazione del costruttore, testandone l’efficienza e la corretta posa.

È quindi indispensabile affidare la progettazione e l’installazione di una Linea vita soltanto a personale qualificato ed esperto.

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