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Il lavoro su fune è un lavoro difficile e molto professionale che richiede formazione ed esperienza.

I lavori su fune si stanno diffondendo sempre di più. Ma quando si può ricorrere a questi sistemi? Quali sono le figure coinvolte e quali responsabilità hanno?

Si ricorre ai lavori su fune quando, dopo un’analisi approfondita, non si possono eseguire lavori in quota in condizioni di sicurezza diverse e con ergonomia adeguata, partendo da un luogo idoneo allo scopo, con la priorità sulla scelta di misure di protezione collettive rispetto a quelle individuali. Va considerata la frequenza di intervento, la durata dello stesso, e il dislivello rispetto alla postazione di partenza.

Dunque, quando la durata dell’intervento è breve e non si possono ragionevolmente modificare le caratteristiche dei siti esistenti da parte del datore di lavoro.

I lavori su fune possono essere eseguiti, a seconda della tipologia specifica, da personale informato, formato ed addestrato, secondo quanto contenuto all’allegato XXI del Testo Unico.

Serve seguire un programma dettagliato, che comprenda anche un piano di emergenza efficace.

Fondamentale è affidarsi ad un tecnico esperto: uno specialista con esperienza è in grado di lavorare in contesti edili civili come all’interno di siti industriali con particolari conformazioni fino ai lavori in spazi confinati.

Quando si ha a che fare con un tecnico esperto, e lo si convoca in azienda o in cantiere per una soluzione, egli tenterà in tutti i modi possibili di evitare di ricorrere al lavoro su fune:

-valuterà la situazione in termini di urgenza e durata;

-verificherà la possibilità, prima di tutto, di adottare sistemi anticaduta collettivi come ponteggi o parapetti;

-terrà conto delle condizioni ambientali e la tipologia di lavoro da svolgere in quota o in sospensione;

-solo alla fine, scartate tutte le altre opzioni, valuterà una procedura di intervento in fune.

Dunque, un tecnico esperto sarà capace di gestire e organizzare il cantiere, applicare procedure di soccorso ed emergenza, addestrare il personale e, infine, indirizzare il cliente nel giusto percorso formativo e verso il giusto addestramento in base alla tipologia di lavoro che intende svolgere.

Speleologi e canyonisti per passione, i fratelli Morbidoni hanno una lunga esperienza nei lavori di manutenzione su fune, soprattutto in strutture industriali, aziende agricole e vitivinicole. Anche e soprattutto all’interno di silos, cisterne, pozzi e ciminiere.

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Una corretta valutazione dei rischi per i lavori in sotterraneo

Lavorare in sicurezza è essenziale per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Se questo vale per tutti i settori produttivi e per tutti i tipi di lavoro, lo è ancor di più per quelle attività in cui i lavoratori sono esposti ad una categoria di rischio alto.

Ci sono ambienti di lavoro potenzialmente più pericolosi di altri e, per tale motivo, vengono assoggettati ad una normativa specialistica, come quella concernente la sicurezza nei lavori in sotterraneo.

I lavori in sotterraneo, ovvero quelli nelle gallerie, nelle caverne, nelle miniere o nei pozzi, presentano specifici fattori di rischio. Per garantire efficienti ed efficaci misure di tutela, occorre studiare i rischi presenti nell’ambiente di lavoro, al fine di poter mettere il lavoratore nella condizione di lavorare in sicurezza.

La Valutazione dei rischi

La valutazione dei rischi va alla ricerca dei diversi fattori di rischio, quali quelli legati alla salubrità, all’illuminazione, al microclima. Ma se tale valutazione può sembrare semplice in alcuni ambienti di lavoro, potrebbe non essere altrettanto in presenza di lavori in sotterraneo.

La prima cosa da verificare è la salubrità dell’ambiente di lavoro in relazione alla ventilazione e al monitoraggio della presenza di gas. Le gallerie sono ambienti chiusi, senza fonti di luce o di aria naturale. In un ambiente così non è sempre possibile garantire il ricambio dell’aria. Se poi vengono utilizzati anche mezzi che producono polveri (tipo un escavatore) o da cui fuoriescono sostanze inquinanti (ad esempio, dal tubo di scarico di un camion a motore diesel), la qualità dell’aria certamente va a peggiorare.

Dunque, è fondamentale analizzare le caratteristiche del motore (manutenzione, potenza, usura del mezzo) e le caratteristiche delle emissioni inquinanti (quantità e tipologia) e dei dispositivi di abbattimento delle stesse emissioni (se funzionanti e sufficienti), per poi adottare delle misure di tutela adeguate a salvaguardare i lavoratori.

Inoltre, anche le manovre di movimentazione dei mezzi negli ambienti sotterranei possono comportare rischi elevati per i lavoratori, soprattutto per la scarsità di illuminazione e l’amplificazione dei suoni che caratterizza questi ambienti.

Un altro pericolo è rappresentato dalle infiltrazioni dell’acqua. La normativa, a riguardo, afferma che «Le misure minime di sicurezza per evitare l’irruzione e la stagnazione di acqua in galleria, nonché le opportune misure per l’evacuazione della stessa, in particolare derivante da acque sorgive e di falda, incontrate nel corso dello scavo”, vanno prese dopo aver valutato “la portata, le pressione e la temperatura dell’acqua presente nell’ammasso roccioso o nei terreni attraversati, anche per mezzo di fori spia di idonea lunghezza; l’allontanamento delle acque può essere eseguito mediante cunicolo di scolo oppure, nelle tratte in contropendenza, tramite eiettori o pompe centrifughe azionate ad aria compressa o con energia elettrica, correttamente dimensionate per garantire un rapido smaltimento delle acque».

Un altro aspetto da considerare è il sistema di comunicazione con l’esterno che deve essere conosciuto dai lavoratori al fine di chiedere aiuto in caso di bisogno e dai soccorritori in caso di intervento.

Il personale di soccorso che entra nei sotterranei, per qualsiasi tipologia di emergenza, deve avere a disposizione tutte le informazioni riguardanti le caratteristiche dell’ambiente di lavoro, per poter adottare tutte le procedure in grado di garantire che l’azione di soccorso avvenga in condizioni di sicurezza e non diventi, a sua volta, fonte di pericoli.

Per consentire l’accesso dei lavoratori in un ambiente confinato è necessario valutare i rischi per poter determinare le misure di prevenzione e protezione che garantiscano loro salute e sicurezza.

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Valutare e gestire i rischi correlati al lavoro in quota.

Scegliere come metodo operativo il lavoro in quota con funi significa che la valutazione dei rischi ha appurato una serie di elementi che lo rendono necessario e preferibile.

Dopo aver appurato la eseguibilità in sicurezza del lavoro con funi, la valutazione dei rischi “deve tenere conto dei seguenti elementi qualitativi:

-impossibilita di accesso con altre attrezzature di lavoro;

-pericolosità di utilizzo di altre attrezzature di lavoro;

-impossibilità di utilizzo di sistemi di protezione collettiva;

-esigenza di urgenza di intervento giustificata;

-minor rischio complessivo rispetto ad altre soluzioni operative;

-durata limitata nel tempo dell’intervento;

-impossibilità di modifica del sito ove è posto il luogo di lavoro”.

L’intervento si sofferma poi sulle abilitazioni necessarie per eseguire i lavori su corda, sui sistemi di protezione anticaduta che richiedono formazione e addestramento dei lavoratori e sui punti di ancoraggio.

I punti di ancoraggio devono essere ancorati mediante appositi dispositivi a strutture in grado di sopportare:

-il peso dell’operatore;

-il peso delle attrezzature di lavoro;

-il peso di un eventuale soccorritore;

-le eventuali sollecitazioni dinamiche di una caduta protetta da un dispositivo ad assorbimento di energia cinetica.

La “realizzazione dei punti di ancoraggio per ogni lavoro con funi deve essere prevista nel POS (Piano Operativo di Sicurezza, ndr) e deve avvenire sotto il controllo e la verifica di un preposto. Per gli ancoraggi fissi, di qualsiasi tipo, deve essere eseguita una corretta installazione.

Grazie alle informazioni deducibili da elaborati grafici e ad un’analisi dell’immobile eseguita da un nostro tecnico abilitato, siamo in grado di evidenziare i rischi di caduta dall’alto a cui i tuoi lavoratori sono sottoposti ogni giorno.

La sicurezza dei tuoi operatori è indispensabile.

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I principali fattori di rischio degli ambienti confinati.

Lo spazio confinato è un ambiente limitato, in cui il pericolo di morte o di infortunio grave è molto elevato, a causa della presenza di sostanze o condizioni di pericolo (ad es. mancanza di ossigeno).

Ma quali sono i fattori di rischio riscontrabili in un ambiente confinato?

1.Configurazione dello spazio e delle vie di uscita;

L’accesso all’area di lavoro potrebbe avvenire attraverso un’apertura di dimensioni ridotte (es. una botola). L’uscita o le operazioni di salvataggio in situazioni critiche potrebbero pertanto risultare più complesse (Necessità procedure in caso di emergenza).

  1. Carenza di ossigeno;

Ciò può accadere per esempio:

– quando si verifica una reazione tra alcuni tipi di terreno e l’ossigeno contenuto nell’aria;

– a seguito della reazione tra le acque sotterranee, il gesso e calcare, dalla quale si produce anidride carbonica;

– nelle stive delle navi, nei container da carico, nei camion da trasporto, ecc. come conseguenza della reazione del carico stesso con l’ossigeno presente nell’ambiente

  1. Presenza di sostanze tossico/nocive, infiammabili o comburenti

Queste possono per esempio:

– accumularsi all’interno di condotte, tombini e cavità collegate al sistema fognario;

– invadere cisterne o serbatoi tramite le condotte di collegamento;

– filtrare all’interno di fosse e cavità in terreni contaminati, come vecchie discariche e impianti per il gas.

Le sostanze possono essere:

– Sostanze liquide e solide che, se perturbate, possono improvvisamente riempire l’ambiente o rilasciare gas. Le sostanze non agglomerate, come quelle granulose, possono solidificare parzialmente o formare degli accumuli all’interno dei silos, causando ostruzioni che possono collassare inaspettatamente.

– Residui all’interno di cisterne, serbatoi o depositi su superfici interne, che possono emettere gas, fumi o vapori.

Il rischio principale è dovuto alla possibile presenza di atmosfera incompatibile con la vita.

Il rischio più insidioso, negli ambienti confinati è quello di restare senza ossigeno è questo comporta riflessi ritardati, perdita di controllo muscolare, impossibilità a reagire, perdita di conoscenza, danno cerebrale irreversibile da ipossia con paralisi, stato comatoso, progressiva morte cellulare e neuronale, eccetera.

Un errore nell’identificazione o nella valutazione del potenziale pericolo può avere conseguenze fatali.

Ambiente confinato, formazione obbligatoria

La formazione, oltre ad essere un obbligo certificato, assume importanza strategica per tutti gli operatori di questo settore, la normativa di riferimento (DPR 177/2011) definisce i criteri d i contenuti formativi, obbligando i soggetti interessati ad erogarla ed a sostenerla.

L’obbligo impone di effettuare formazione specifica sui rischi, documentata e con verifica di apprendimento, con durata commisurata alla natura dell’attività, per ogni singola lavorazione.

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Dall’installazione, Formazione degli addetti e Manutenzione dei sistemi, ti segue in ogni fase di messa in Sicurezza.

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Il lavoro su fune senza l’utilizzo di ponteggi o piattaforme aeree

Il lavoro su fune rappresenta la risposta rapida a tutti i lavori in quota di difficile accesso; si tratta di una tecnica di intervento in cui un operaio esperto realizza diversi tipi di lavori sospeso nell’aria e protetto tramite corde, funi o altri tipi di strumenti idonei a questo scopo.

Il lavoro su fune è un lavoro difficile e molto professionale che, contrariamente a quello che si pensa, richiede conoscenze tecniche di scalata e in cui viene usata un’attrezzatura simile a quella alpinistica ma espressamente progettata per eseguire questo tipo di lavori.

Trattandosi di un’attività rischiosa, la legge richiede il conseguimento di un brevetto per gli addetti, una specifica omologazione per gli strumenti di ascensione e sostegno utilizzati e un sistema di sicurezza specifico con doppia corda e fune di sicurezza.

Quando si può ricorrere al lavoro su fune?

Si ricorre al lavoro su fune, dopo una valutazione approfondita, quando non si possono eseguire lavori in quota in condizioni di sicurezza diverse e con ergonomia adeguata. Va considerata la frequenza di intervento, la durata dello stesso, e il dislivello rispetto alla postazione di partenza.

Si tratta di una soluzione più pratica ed economica. Pratica perché l’operatore ha maggiore di libertà di movimento per eseguire al meglio il lavoro. Economica perché permetterebbe di risparmiare in ponteggi, trabattelli, parapetti e non viene richiesto alcun permesso per l’occupazione di suolo pubblico.

Quali sono i casi in cui i lavori su fune possono essere utilizzati con grande successo?

  • Rifacimento di facciate
  • Pittura di palazzi e grattacieli
  • Lavori di pulizia e di piccole riparazioni in altezza
  • Restauro di opere d’arte e monumenti particolarmente alti o impervi da raggiungere
  • Diagnosi dello stato del cemento armato e trattamenti protettivi
  • Rimozione e bonifica di parti in amianto
  • Installazione di cartelloni, insegne e materiale pubblicitario in altezza
  • Impermeabilizzazione di tetti e terrazze
  • Realizzazione e riparazione canne fumarie

Per i tuoi lavori su fune scegli ICON SNC! Il team di Icon snc, svolge lavori su fune, quali:

-manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici

-pulizia facciate

-piccoli interventi edili

-imbiancatura

-pulizia grondaie o canali di scolo

-installazione vario genere

-allestimento palchi per spettacoli

-tree climbing

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Il sistema linee vita comprende dispositivi di tipo A, di tipo B, di tipo C, di tipo D e infine di tipo E.

Con il termine linee vita, nel linguaggio comune, si intende sistemi anticaduta posti su coperture atte a migliorare la sicurezza degli operatori che svolgono lavori in quota.

La parola “Linea” fa riferimento alla tipologia di dispositivo di ancoraggio ovvero un cavo flessibile disposto orizzontalmente, mentre col termine “Vita” il riferimento è volto alla finalità di questi prodotti ovvero di salvare la vita delle persone che ne fanno uso.

Le Linee Vita sono necessarie quando un lavoro viene svolto ad un’altezza superiore ai 2 metri da un piano di calpestio stabile.

Come nascono le Linee vita?

La progettazione delle linee vita è generalmente soggetta alla norma tecnica EN 795:2012 che descrive 5 tipologie di sistemi anticaduta in base alle sue caratteristiche:

-Tipo A: Punti di ancoraggio singoli;

-Tipo B: Dispositivo di ancoraggio removibile;

-Tipo C: Dispositivo di ancoraggio a linea flessibile;

-Tipo D: Dispositivo di ancoraggio a linea rigida;

-Tipo E: Dispositivo di ancoraggio zavorrato.

Linea Vita: Dispositivo di ancoraggio di Tipo C

La tipologia più comune di Linea Vita è il Tipo C, ovvero il Dispositivo di ancoraggio a linea flessibile. Si tratta della vera e propria linea vita costituita da due o più supporti e da una fune flessibile, generalmente in acciaio, a cui l’operatore può agganciarsi mediante i suoi DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) in dotazione.

Questa soluzione comporta una maggiore ergonomia rispetto ai punti singoli in quanto l’operatore può compiere lunghe distanze senza mai doversi staccare dal dispositivo.

Come funziona una Linea vita?

La Linea Vita è il dispositivo di ancoraggio per tetti maggiormente impiegato nella progettazione di messa in sicurezza di una copertura in quanto consente un’ampia libertà di azione e di movimento. L’operatore agganciato ad una linea vita, attraverso un opportuno dispositivo di collegamento, è protetto da una eventuale accidentale caduta in quanto la linea flessibile raggiunta la sua massima deformazione esercita un’azione di richiamo che tende a smorzare gli effetti dell’evento.

La presenza di un elemento di assorbimento dell’energia impulsiva, che si genera in occasione di una caduta, è di fondamentale importanza, in quanto permette di attenuare lo sforzo risultante che arriva ai supporti di estremità, limitandolo a valori compatibili con l’esecuzione di un normale fissaggio strutturale.

L’installazione della Linea Vita

L‘installazione della Linea vita, deve essere eseguita in maniera assolutamente corretta, seguendo le indicazioni del fabbricante, collaudando il sistema secondo indicazione del costruttore, testandone l’efficienza e la corretta posa.

È quindi indispensabile affidare la progettazione e l’installazione di una Linea vita soltanto a personale qualificato ed esperto.

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Gli spazi confinati sono ambienti limitati dove, per la presenza di sostanze tossiche o di particolari fattori di pericolo il rischio di infortuni o di morte è molto elevato ed è fondamentale l’utilizzo di dispositivi di protezione.

Due dei requisiti sono indispensabili per la prevenzione dei rischi correlati alle attività negli ambienti confinati:

-la messa a disposizione, da parte del datore di lavoro di adeguati dispositivi di protezione, di attrezzature di lavoro, di strumentazioni per il controllo dell’atmosfera all’interno dei luoghi di lavoro;

-il possesso dell’idoneità sanitaria alla mansione da parte dei lavoratori.

L’art. 74 del D.Lgs. 81/08 fornisce la seguente definizione di DPI: “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.

I D.P.I. devono essere sempre utilizzati qualora il pericolo non possa essere eliminato o evitato. Quindi, devono sempre essere presenti quando si lavora negli ambienti confinati. Devono, inoltre, essere adeguati al tipo di rischio che il lavoratore corre nello svolgere il suo lavoro e tenere conto dell’esigenze ergonomiche di chi dovrà utilizzarli.

A seconda dei casi specifici, le attrezzature richieste per gestire efficacemente le situazioni di rischio sono:

– imbragature di sicurezza;

– dispositivi di ancoraggio (per la protezione dalle cadute dall’alto);

– guanti di protezione;

– maschere con filtro o respiratori isolanti (a seconda degli agenti chimici presenti e della concentrazione di ossigeno nell’aria);

– elmetto per la protezione della testa;

– protezione per gli occhi (se esposti a sostanze pericolose o schegge);

– indumenti di protezione;

– calzature di sicurezza.

I dispositivi che permettono la protezione delle vie respiratorie vanno sempre utilizzati quando si lavora in spazi ristretti o dalle temperature non idonee, quando si rischia intossicazione da gas o vi è una carenza di ossigeno, in prossimità di altiforni, quando sono presenti fumi di metalli pesanti o polveri, per i lavori in pozzetti, canali e vani sotterranei della rete fognaria.

È importantissimo, inoltre, che chi è destinato ad utilizzare i D.P.I. venga adeguatamente formato sulla funzione e sul modo di utilizzo. Secondo quanto stabilito dal D.Lgs.81/08, datore di lavoro e personale che operano in ambienti sospetti di inquinamento o confinati sono obbligati a ricevere un’adeguata formazione e addestramento.

Infine i D.P.I. devono essere conformi e possedere la marcatura CE, che garantisce che il produttore, o chi per lui, possa mostrare, qualora gli venga richiesto, la dichiarazione di conformità CE.

Per poter svolgere i lavori negli spazi confinati, contatta il team di Icon Snc:

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Quando si parla di valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro non si può non parlare dei compiti e delle responsabilità dell’RSPP, cioè del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.

Il D. Lgs. 81/08 definisce tutti gli attori protagonisti della gestione della sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro. Uno di questi è proprio il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP).

Chi è l’RSPP?

L’RSPP, acronimo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, è la persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali designata dal datore di lavoro, a cui deve rispondere, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi.

Questo servizio provvede a individuare i fattori di rischio, elaborare delle misure preventive e protettive per la sicurezza e la salubrità degli ambenti di lavoro, proporre programmi di informazione e formazione e fornire specifiche informazioni ai lavoratori sui rischi potenziali e sulle misure di prevenzione da adottare.

Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione è tenuto a coordinare tutte le figure della sicurezza (preposti/fiduciari, RLS, addetti all’evacuazione, al primo soccorso e all’antincendio) al fine di valutare i rischi e redigere l’apposito documento (DVR). Oltre al Documento di Valutazione dei Rischi, è suo compito stilare un Piano di Gestione Emergenza e segnalare all’Ente Proprietario degli immobili (nel caso delle scuole, Comuni o Provincie) eventuali inadempienze o irregolarità riscontrate durante la valutazione.

Per essere nominato RSPP è necessario aver partecipato a specifici corsi di formazione, con verifica di apprendimento, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative; in materia di prevenzione e protezione dei rischi; di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative; di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali.

In conclusione:

Dunque, il RSPP esercita una funzione consultiva e propositiva.

In particolare:

-rileva i fattori di rischio, determina nello specifico i rischi presenti ed elabora un piano contenete le misure di sicurezza da applicare per la tutela dei lavoratori;

-presenta i piani formativi ed informativi per l’addestramento del personale;

-collabora con il datore di lavoro nella elaborazione dei dati riguardanti la descrizione degli impianti, i rischi presenti negli ambienti di lavoro, la presenza delle misure preventive e protettive e le relazioni provenienti dal medico competente, allo scopo di effettuare la valutazione dei rischi aziendali.

Un buon coordinamento tra il progettista del sistema anticaduta e il RSSP permette di minimizzare i costi d’impianto senza compromettere o rallentare eccessivamente le attività lavorative. Importante in questa fase, valutare con occhio specialistico, le condizioni tecniche delle strutture circostanti e preesistenti che possono risultare utili come supporto per eventuali sistemi anticaduta. 

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Imbracatura di sicurezza per lavorare in tutta tranquillità

La scelta dell’imbracatura di sicurezza è fondamentale per i lavori in quota, le attività di salvataggio o il lavoro in ambienti confinati.

Oltre a fornire sicurezza e resistenza totali, un’imbracatura deve assicurare funzionalità, comfort e flessibilità per ridurre la fatica del lavoratore e permettergli di lavorare al meglio.

Qual è l’imbracatura anticaduta migliore?

Non esiste una risposta univoca a questa domanda e tutto dipende dal tipo di lavoro da svolgere, dal settore o dalle esigenze.

La normativa

La normativa prevede che le imbracature ricadono sotto tre norme tecniche europee: EN 361 per le imbracature progettate per assorbire le forze di una caduta, EN 358 per il posizionamento sul lavoro e la EN 813 per le cinture con cosciale.

La distinzione

La distinzione tra le imbracature avviene principalmente per il numero e la posizione dei punti di attacco:

-2 punti: uno dorsale e l’altro sternale, queste imbracature, più leggere, sono le più comuni per i lavori in quota;

-4 punti: oltre al dorsale e allo sternale, se ne aggiungono due laterali progettati per il posizionamento sul lavoro. Tali imbracature sono conformi alla EN 361 ed ad una o entrambe le norme EN 358 e EN 813;

-5 punti: c’è un quinto, frontale a livello della vita, per l’accesso e le lavorazioni su fune.

Poi ci sono le imbracature progettate per spazi confinati che, oltre ad avere i punti di attacco standard, presentano delle cinghie sulle spalle per agevolare le operazioni di soccorso.

Per scegliere l’imbracatura, quindi, è fondamentale definire la tipologia di lavoro da eseguire, valutare la frequenza d’utilizzo al fine di scegliere dispositivi più resistenti e meno soggetti all’usura e che presentano delle fibbie ad aggancio rapido.

Gli accessori

Inoltre, è possibile scegliere una serie di accessori e caratteristiche che meglio si adattano alla casistica di utilizzo. Per riportarne alcune abbiamo imbracature con gilet ad alta visibilità integrata, antistatiche per ambienti con atmosfere potenzialmente esplosive, dispositivi oleofughi e antimacchia, dielettriche per lavorazioni con rischio folgorazione ed accessori come cinghie antitrauma che permettono di scaricare il peso durante la sospensione post arresto trasferendo la pressione dalla zona femorale/inguinale agli arti inferiori.

L “imbracatura” da lavoro, è un dispositivo di protezione individuale rispondente ad una normativa più rigida: si parte infatti dal presupposto che un lavoratore che debba usare un imbrago deve rivolgere la propria attenzione al lavoro che svolge, e non alla situazione in cui si trova. Pertanto, sono richieste norme di sicurezza più stringenti.

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DPI Protezione Vie Respiratorie: Caschi, Maschere e Respiratori fanno parte dei Dispositivi di Protezione Individuale utilizzati per proteggere la respirazione da polveri, nebbie, fumi, gas e vapori.

Il D.Lgs. 81/08 definisce i DPI come “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.

Secondo l’allegato VIII del D.Lgs. n. 81/08, sono classificati in base alla parte del corpo che proteggono: DPI per la testa; DPI per l’udito; DPI per occhi e viso; DPI per le vie respiratorie; DPI per mani e braccia; DPI per piedi e gambe; DPI per la pelle; DPI per tronco e addome; DPI per l’intero corpo; indumenti di protezione;

I dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie sono strumenti studiati e certificati per ridurre al minimo i rischi dei lavoratori che, durante lo svolgimento delle loro attività, possano subire danni alle vie respiratorie.

Le polveri, le nebbie, i fumi, i vapori e i gas, sono i principali nemici delle vie respiratorie che oltre ad essere in alcuni casi letali, sono insidiosi in quanto la maggior parte delle volte essi sono invisibili.

Questi DPI respiratori sono molto importanti sia per proteggersi da inalazione di sostanze che possono comportare conseguenze immediate (intossicazioni, shock, perdite di coscienza, ecc.) sia da rischi che possono presentarsi più avanti nel tempo (es. malattie o tumori).

Tipologie dei DPI per le vie respiratorie

I DPI per le vie respiratorie si suddividono in due grandi categorie: i respiratori a filtro e quelli isolanti.

I respiratori a filtro, filtrano l’aria, ma non proteggono contro l’insufficienza di ossigeno. E sono:

-semimaschere filtranti, mascherine monouso, indicate per la protezione da inquinanti particellari;

-semimaschere dispositivi riutilizzabili che coprono naso, bocca e mento e sono dotati di valvola di espirazione. Sono normalmente dotati di uno o più filtri sostituibili.

-maschere pienofacciali sono dispositivi che coprono tutto il viso. Sono dotate di una valvola di espirazione e forniscono una tenuta migliore rispetto alle semi-maschere. Proteggono sia le vie respiratorie che gli occhi e il viso.

-Su maschere e semimaschere vengono inseriti filtri che possono essere antigas, antipolvere o combinati.

I respiratori isolanti, invece, proteggono sia dalla presenza di inquinanti che dall’insufficienza di ossigeno. Qualche esempio:

-respiratori isolanti autonomi: si dividono in respiratori a circuito aperto (ad erogazione a domanda a pressione positiva o negativa) o a circuito chiuso (a ossigeno compresso o a ossigeno chimico);

-respiratori isolanti non autonomi: si dividono in respiratori con presa d’aria esterna (non assistiti, assistiti manualmente o assistiti con motore) o ad adduzione d’aria compressa (a flusso continuo, ad erogazione a domanda con pressione positiva o negativa).

Questi dispositivi vengono usati in ambienti con ossigeno carente (inferiore al 17%), con concentrazione elevata di inquinanti o in ambienti confinati, dove non si conosce la natura e pericolosità degli inquinanti.

ICON SNC gestisce un efficiente centro di manutenzione e revisione DPI, funi e apparecchi per la protezione delle vie respiratorie.

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